Maurizio e dintorni

appunti di viaggio….ma non solo

Per la prima volta….

Per la prima volta, in prima persona, sarò candidato nella lista “COLLEGNO BENE COMUNE” per il rinnovo del Consiglio Comunale a sostegno della coalizione di centro sinistra e di Francesco Casciano sindaco .

Sin dalla mia adolescenza ho vissuto la passione politica come elemento importante della mia vita.

_DSC6912.jpgE’ stato importante per me crescere in una famiglia che ha visto in faccia la povertà in quel Polesine che, negli anni ’50, non assicurava la certezza del lavoro e di una vita dignitosa. I miei genitori, Lina e Vittorino, si sono quindi trovati a spendere le loro vite qui a Collegno. Una cittadina in cui hanno trovato il lavoro, gli amici e i compagni.

Alla Scuola Leumann, in prima elementare, eravamo in 51 tra gli sbeccati banchi di legno. Furono anni difficili, dove i beni materiali erano pochini, ma a Natale ci pensava il Sindaco Bertotti a regalare a tutti i bimbi, ricchi o poveri che fossero, il pacco regalo del Comune.
E fui felice nell’apprendere che mio papà “la pensava ed era dalla stessa parte” di quel sindaco che faceva costruire scuole e servizi in tutta la città.

Sono cresciuto in un luogo che ho imparato ad amare e di cui sento un forte senso di appartenenza.

Nel frattempo i giochi per strada, le scorribande in bici e tra i campi a “regalarci” qualche frutto, il primo lavoro a 14 anni come garzone di macelleria e poi, “a posto con i libretti” in un’azienda artigianale di Torino. Quattro volte al giorno per quattro anni, su e giù da Leumann a Piazza Bernini con il mitico ed ecologicissimo Filobus.

Ho avuto la possibilità di lavorare nel cuore pulsante di Collegno, il Municipio, grazie ad un concorso per 6 posti dove concorremmo solo in 80! Dapprima 4 anni all’Anagrafe, poi in uno dei consigli circoscrizionali allora eletti ufficialmente, successivamente una parentesi all’ufficio lavoro dove avviammo 80 disoccupati al primo “cantiere di lavoro”, quindi 10 anni stupendi all’ufficio sport e per finire altri 9 ugualmente magnifici all’Ufficio Relazioni con il Pubblico. Quando mia moglie Silvana fu eletta Sindaco decidemmo insieme che per me fosse meglio cambiare aria e terminai la mia “carriera professionale” all’Urp dell’AslTO3.

Ricordo con piacere quegli anni e le iniziative che contribuii a ideare e a realizzare come Una Mano d’Acqua per il Mali, i Giochi studenteschi tra le scuole medie cittadine, Collegno nel Cuore, Collegno “Robe da matti”, il Giro Verde, la 24 Ore non stop di calcio. Ma anche collaborando con Sergio, Franca, Elena, Totò, Enzo…e altri per i primi Punti Verdi nel Vascone dell’ex manicomio dove facevamo di tutto, dalla biglietteria alla pulizia delle sedie, dal rapporto con gli artisti alla sorveglianza notturna. E poi ricordo con particolare emozione i dieci giorni di lavoro volontario presso il Comune terremotato di San Gregorio Magno (SA) e, non per ultimo l’attività di accompagnatore-monitore anch’esso volontario di ragazzi collegnesi nei paesi gemellati di Antony e Cerdanyola.
Ho avuto l’onore di lavorare con Sindaci come Manzi, Miglietti e D’Ottavio che (con Silvana) hanno garantito stabilità e buoni governi alla nostra città.
Nel frattempo il mio impegno politico è proseguito e per 20 anni ho diretto il periodico cittadino “La Voce della Dora”.

Con Silvana abbiamo messo al mondo Irene, oggi ventenne che studia biologia.
Amo viaggiare e a tal proposito mi piace ricordare due estati in giro per la Spagna pernottando nei campeggi con la nostra tendina “3 secondi” della decatlon!
Mi piace lo sport, amo il cinema e la fotografia, le canzoni dei cantautori e il rock delle band degli anni settanta in particolare i Led Zeppelin, i Procol Harum, i Deed Purple, i Pink Floyd. Il mare è bello ma amo particolarmente le montagne di Prali, località della Val Germanasca che vale una bella gita!

Son solito dire che Collegno non è stupenda come…ad esempio Assisi o Gubbio, il nostro centro non può certo competere con quello di Noto o Alghero, però si può ben dire che qui a Collegno si sta bene. Per i suoi servizi sociali, per la vicinanza alla grande città ma allo stesso tempo per esserne fuori in breve tempo. Per il servizio della Metro, per come è stata gestita negli anni la bellissima area del Parco Dalla Chiesa che tutti i cittadini dei comuni limitrofi ci invidiano; per i numerosi servizi sanitari che trovano sede nel centro della città…insomma, credo che la gran parte di cittadini la pensino come il sottoscritto.

Ho perciò accettato questa candidatura offertami dalla lista “COLLEGNO BENE COMUNE”, a sostegno di Casciano Sindaco, per dare (nel mio piccolo) una mano a garantire la continuità di questa buona amministrazione.

VIVA COLLEGNO e viva quei cittadini di buona volontà che, a loro modo, hanno contribuito negli anni a far diventare la nostra città sempre più bella e vivibile.

KRYSTYNA

Il 18 maggio prossimo, Krystyna Trzesniewska, compirebbe 90 anni se non fosse morta 76 anni fa nell’inferno di Auschwitz dov’era stata internata proprio il giorno in cui fu scattata questa foto. Che a mia volta ho fotografato nel febbraio 2013, durante una visita al caKrystyna Trzesniewska 13 anni, Auschwitz 13.12.42 - 18.5.43mpo di sterminio insieme ai ragazzi del “treno della memoria”.

Queste che pubblico sono solo due delle tante foto che scattò Wilhelm Brasse, un prigioniero politico polacco ricordato come il “fotografo di Auschwitz” scomparso nel 2012. Al fine di renderne più facili le identificazioni, ebbe il compito di fotografare i prigionieri al loro arrivo al “campo”. Si calcolano in 200.000 le foto scattate di cui circa 40.000 furono quelle “salvate” da Brasse nonostante l’ordine degli aguzzini di distruggerle. Riuscì a tenerle nascoste. I sovietici ne entrarono in possesso e successivamente una parte di esse trovarono la definitiva sistemazione, ad imperitura memoria, in un settore del campo di sterminio.

Quegli occhi gonfi di lacrime, quel volto che esprimeva tutto il dramma, la paura e lo stupore di una ragazzina, mi hanno

bambini.JPGcolpito profondamente ed è il ricordo che porterò per sempre dentro di me di quell’orribile luogo. Ho voluto condividere in qualche modo questo mio stato d’animo affinché non ci scordassimo di Krystyna e di tutte le altre bambine e bambini eliminati nelle camere a gas o morti di stenti e malattie, colpevoli di essere ebrei, zingari, handicappati, oppositori politici…

Tutto ciò è mostruoso, come lo sono le belve che hanno commesso queste atrocità, individui della nostra stessa specie. 

Persone che solo qualche anno prima erano tranquilli impiegati, bravi medici, operai, commercianti, magari ottimi studenti, insomma gente normale che conduceva una vita normale e che si è trasformata in breve tempo in una terribile accozzaglia di assassini al servizio della follia nazista.

Domandiamoci come sia potuta accadere una simile metamorfosi.
E penso alle pillole di odio che ogni giorno vengono espresse in tante pieghe della nostra società, nei confronti dei “diversi”, delle minoranze di ogni genere e colore, dei più deboli. E queste “pillole” stanno purtroppo dando i loro frutti: gli episodi di razzismo si stanno moltiplicando e i movimenti che si rifanno all’odio razziale crescono in gran parte dell’Europa e hanno le loro rappresentanze nei vari Parlamenti. Anche in quello italiano.

Certo, la crisi economica e di conseguenza quella sociale stanno distruggendo la nostra società, soprattutto nelle menti, e purtroppo manca in tanti – troppi – la razionalità di comprendere che la xenofobia, l’odio verso chi scappa dai luoghi di guerra e dalla miseria non porta a nulla se non all’imbarbarimento della società.

Ecco, vi ho proposto queste riflessioni e queste drammatiche immagini (scattate con un certo senso di colpa) affinché si possa riflettere sul quel passato, ma anche sul presente, accompagnati anche da queste righe di Se questo è un uomo  di Primo Levi: “Noi che viviamo sicuri nelle nostre tiepide case, che troviamo tornando a sera il cibo caldo e visi amici: consideriamo se questo è un uomo che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane, che muore per un si o per un no. Consideriamo se questa è una donna, senza capelli e senza nome…

Purtroppo le guerre più recenti, anche quelle a noi più vicine e, lo ripeto ancora, la galoppante xenofobia e intolleranza verso chi “non è come noi”, sono a testimoniare che “l’uomo” non ha purtroppo fatto tesoro di ciò che ci ha insegnato la storia.

Quel giorno ad Auschwitz mi sono preso un impegno: Krystyna la ricorderò ogni anno a primavera, proprio la stagione che la vide morire assassinata. L’ho intimamente eletta a simbolo di tutto ciò che può essere definito memoria, monito, orrore, solidarietà, libertà, pace. Krystyna la porterò per sempre nel mio cuore e spero che quella foto, più che le mie parole, servano a tutti noi.

Che difficile scrivere.

Questo blog ha circa 7 anni. Nacque per raccontare un viaggio, ma già che c’ero ho continuato a mantenerlo, per mettere nero su bianco qualche divagazione sulle cose che accadono nel corso del tempo. Quindi uno strumento di dialogo che  si è pian piano esaurito, travolto dalla quotidianità che ti offriva quella genialata inventata da un ragazzotto della east cost americana (tale Mark Zuckerberg) piaciuta a parecchia gente in giro per il mondo. Anche al sottoscritto….anche se con diverse riserve. E comunque frequento quasi quotidianamente Facebook mettendoci alcune riflessioni, polemizzando con i post che non mi piacciono affatto e cliccando “mi piace” a divertenti video. Auguro buon compleanno agli amici veri, ma anche a chi in qualche modo mi è virtualmente simpatico. Ho rintracciato e ripreso contatto con amici e parenti (quelli simpatici) lontani. Dedico a questa attività mediamente una mezzora al giorno.  Bene o male che sia FB mi ha tolto lo spazio che il mio personale blog meriterebbe. Qui avrei l’opportunità di non dovermi limitare negli spazi consentiti dalla pazienza dei frequentatori dei “social”.

E di temi da sviluppare non ne mancherebbero. L’attualità ne offre a iosa. Politica, sport, cultura, spettacoli…insomma le cose della vita. Ma proprio non gliela faccio, sotto questo punto di vista ammetto che la pigrizia ha vinto. Ho quindi deciso di scrivere queste righe solo per non lasciare un datato “pane quotidiano” a salutare i dieci amici e conoscenti che magari capitano casualmente a visitare questo sito-blog.

Anche i “miei viaggi” si sono interrotti.  Riesco a scrivere solo quando la meteorologia penalizza le mie camminate, e per fortuna o purtroppo  non piove quasi mai! Ma delle mie esperienze turistiche continuerò a scrivere.  Almeno spero.

PANE QUOTIDIANO

Da affezionato dei programmi di Rai 3 mi imbatto spesso sul “Il pane quotidiano”, in onda verso l’ora di pranzo e condotto dalla brava Concita De Gregorio che, in ogni puntata, affronta le più svariate questioni che interessano la quotidianità delle persone. Lo fa ospitando di volta in volta personaggi competenti sui temi in questione. Il tutto condito dalla presenza di studenti delle classi medie superiori e liceali accompagnati dai loro professori.

Oggi, martedì 5 aprile, si parlava di rifugiati con una scrittrice di cui non ricordo il nome e la portavoce per l’Europa del sud dell’ UHCNR Carlotta Sami. Un argomento che ovviamente parla di storie drammatiche, di morti, di terrorismo, di insicurezza globale…

Ciò che mi colpisce sempre negativamente in questa trasmissione è proprio l’atteggiamento di questi ragazzi a cui, tra l’altro, viene chiesto di porre delle domande all’ospite. A parte i due o tre studenti sinceramente interessati, gli altri appaiono apatici o, come purtroppo accade in diverse puntate, disinteressati con i muscoli del viso che tradiscono sorrisetti e la ricerca della buona inquadratura. Che arriva grazie a cameraman e regista colpevolmente disattenti.

Personalmente la cosa mi disturba, così come, almeno credo, disturberà anche altri telespettatori. E mi chiedo…

…RIFLESSIONE: Non sono e non faccio del facile moralismo, ma mi viene automatico pensare che generazione è quella rappresentata da questi “spettatori”. Disinteressati? Insensibili? Inconsapevoli? E se si, di chi è la responsabilità?

Si direbbe…delle famiglie, della scuola, dei cattivi maestri, di una non ben definita “società”?!

Non so dare una risposta esauriente, ma sono certo che ci sarà chi, le risposte “assolute” le ha sempre…scritte sul fogliettino che tirano fuori dalla tasca alla bisogna. 

Posso solo dire che io e mia moglie parliamo da sempre con nostra figlia (che oggi è al 4° anno di liceo) su ciò che accade intorno a noi, cercando di non caricare sulle sue spalle “la salvezza del mondo”. Abbiamo l’abitudine di avere in casa almeno un quotidiano, i libri sono una presenza stabile nella nostra casa, e via di seguito. Crediamo di seminare bene e ci domandiamo se questo sarà sufficiente a renderla attenta ai problemi che non attengono solo alla sua vita privata. Per quel che mi riguarda sono sufficientemente fiducioso. Ed è bello constatare come ci siano tanti ragazzi sensibili, curiosi, impegnati nel volontariato e per la garanzia dei diritti dei più deboli. Ragazzi come quelli che ho conosciuto due anni fa nel Treno della Memoria in visita al campo di sterminio di Aushwitz. Temo però che questi ultimi siano oggi una netta minoranza.

Ma tornando al “Pane quotidiano” e al banale motivo di queste righe, mi chiedo se non sia possibile evitare questo triste spettacolo eliminando quel “contorno” che, mi rendo conto, è come nascondere lo sporco e la polvere sotto il tappeto…però se non altro premierebbe l’attenzione dovuta ad una bella mezzora di televisione.

Italia, il mio viaggio compie 5 anni. Leggerlo e vederlo su…

se-magnaSon trascorsi quasi 5 anni dal mio giro tra le colline, i paesini e il mare della nostra Italia. I “diari quotidiani” che raccontavano quel viaggio sono stati letti da centinaia (grazie a oltre 25.000 contatti) di amici, conoscenti, persone incuriosite, altre che ci sono capitate per caso e centinaia sono stati i commenti, i messaggi e le mail ricevute.

Alcuni mesi fa ho rimesso a nuovo quei testi, soprattutto aggiungendo numerose foto.

Ciononostante i report statistici del blog mi dicono che da quella rivisitazione la maggioranza dei visitatori di quel viaggio va ancora su quelli “vecchi”, che ovviamente non ho cancellato. Quindi, cari amici e lettori, se siete ancora interessati a dare uno sguardo a quelle pagine e magari vedere per la prima volta le mie  fantasmagoriche (!?) foto, dovete cliccare su “Italia on the road“.

Nel frattempo sto faticosamente andando avanti con il racconto dei miei “tour”, sono arrivato al 1982 . Raccontano di anni giovanili quando, per decidere se mettersi in viaggio,  bastava averne voglia e qualche soldo in tasca…i tempi degli attentati sarebbero giunti molto più in là. Ai nostri giorni.

Il cielo capovolto

Pensando alle cose “leggere” della vita  – cioè a quelle a cui pensi dopo aver portato la figlia a scuola, esserti rassicurato sulle condizioni di salute dei tuoi genitori, avere un lavoro sicuro e così via – credo che la più importante di queste sia la passione sportiva. Nel mio caso, la fede calcistica…il Bologna.

A chi è tifoso del Bologna, ma anche a quelli che tifano per le “nobili decadute” sempre perennemente dietro alle più titolate d’Italia, che veleggiano a metà classifica e che ogni tanto hanno sopportato i tonfi nelle serie inferiori, propongo di guardarsi questo bel film di Emilio Marrese.

Il Cielo capovolto !

Torino 2006, le nostre Olimpiadi

Ehhh, le Olimpiadi! Non aggiungo altro all’articolo di Massimo Gramellini apparso su “La Stampa” di alcuni giorni fa in cui si sottolineava cosa significò quell’evento per  Torino e i torinesi .

Io sono uno delle migliaia di volontari che sabato 27 febbraio sfilerà per le vie della capitale subalpina per ricordare quelle meravigliose giornate. Il mio impegno era quello di autista. Presi 10 giorni di ferie e il mio incarico era quello di prelevare (insieme ad altri volontari) dai campi di gara i vincitori delle medaglie e portarli in Piazza Castello per le premiazioni. Tanti episodi, diversi campioni, anche atleti delusi per un bronzo al posto dell’oro.

Qualcuno accompagnato dai genitori, come il gentilissimo Ted Ligety, statunitense del Colorado che iniziò la sua carriera proprio a Torino dove vinse la sua prima grande gara, il giusto viatico per una carriera che in questi ultimi anni lo ha visto vincere gare e Coppe del Mondo. Sua mamma, che prese posto nel sedile anteriore e che per tutto il percorso che ci portava ai “media” per la conferenza stampa, ripeteva meravigliata ”All very fantastic. Y love Torino”. Oppure la svedese Anja Parson, medaglia d’oro nello slalom speciale, timorosa delle strade innevate, che mi pregava di ridurre la velocità mentre le mostravo il tachimetro che segnava i 30 km orari! O le simpaticissime italiane Gerda Weisensteiner e Jennifer Isacco, medaglie di bronzo del bob a due. Durante il percorso mentre Gerda, l’altoatesina, rispondeva in tedesco ad una intervista telefonica io la canzonavo facendo la parodia del traduttore con tanto di dito indice premuto all’orecchio…dovette interrompere la telefonata per le risate. Al loro scetticismo di dover scendere a Torino per la premiazione rispondevo “vedrete, rimarrete entusiaste”. Una volta premiate di fronte a 6-7 mila persone e mentre scendevano la passerella mi cercarono e mi dissero commosse “avevi ragione, non ci è mai capitato e mai più ci capiterà una premiazione davanti ad un pubblico così”. E come dimenticare Nina Li, una carinissima cinese, argento nei salti free style, i cui accompagnatori, anzi uno dei due piazzatosi nel sedile anteriore di fianco a me, puzzava di aglio e cipolla e, cosa peggiore, era affetto da “flatulenza”. E poi gli incontri con la bella Mancuso, il nostro grande Zoeggler, il grandissimo Di Centa ultima medaglia dei Giochi, la 50 km. di fondo.

Ebbi un ulteriore ruolo datomi dal mio impiego nel settore comunicazione dell’Azienda Sanitaria competente per le Valli Susa e Sangone. Fui inviato nei licei e nelle scuole superiori di queste valli per reclutare studenti che avessero voglia di impegnarsi (soprattutto come interpreti) per l’accoglienza dei turisti stranieri nei servizi di primo soccorso. Insieme ad una collega della Provincia facemmo assemblee in tanti istituti e diversi ragazzi aderirono e diedero il loro contributo.

E che dire dell’entusiasmo che imperversava in tutta la città, roba che a ricordarlo mi vengono ancora i brividi. Le notti bianche…che per percorrere Via Garibaldi o Via Po dovevi chiedere mille volte “permesso”!

Una sorpresa per il 99% dei torinesi. Io ci ho creduto sin dall’inizio. Certo, o meglio fiducioso del lavoro che un gruppetto molto ristretto di persone aveva iniziato nel 1997, al termine dei mondiali di sci disputatisi sul colle del Sestriere. Tra questi 5-6 sognatori c’era infatti anche mia moglie, allora Assessore allo Sport e al Turismo della Provincia di Torino. Pochi anni fa, in uno degli anniversari delle Olimpiadi di Torino, “La Stampa” ricordò la prima riunione in cui 4 rappresentanti delle istituzioni (tra cui appunto Silvana) iniziarono a pianificare il percorso per l’assegnazione dei Giochi del 2006.

Quanto poco entusiasmo nelle decine e decine di iniziative che da quel momento furono sviluppate a Torino e nelle future e ancora inconsapevoli “valli olimpiche”.

Silvana non c’era a Seul. Irene aveva appena 6 mesi e Silvana la stava ancora allattando, non poteva quindi andare così lontano . Il giorno in cui i signori del Cio decisero che si, la sede delle Olimpiadi invernali del 2006 sarebbe stata la capitale piemontese, Silvana, Irene  ed io eravamo a respirare un po’ d’aria buona a Diano Marina. Tra gli sguardi straniti di qualche turista brindammo a quella vittoria che mia moglie sentiva anche un pochino sua.

Nel 2004 Silvana fu eletta Sindaco nella nostra Collegno e lasciò l’avventura olimpica.

A poche settimane dalla giornata inaugurale i torinesi ci credevano ancora poco.

La spettacolare serata inaugurale allo stadio comunale svegliò i torinesi. Il giorno dopo la loro città era sulle prime pagine dei giornali di mezzo mondo, quel pezzo di mondo benestante che muove, nel bene e nel male, i destini sportivi e soprattutto turistici di milioni di persone. E di Torino ne parlavano bene: per tutti i media Torino offrì un grande spettacolo! E ancora: Una città che non t’aspetti! Ospitale! Da vedere!
Questi in sostanza i titoli a nove colonne.

E poi, come un cronometro svizzero…la neve! E tanta. I successi azzurri. Le notti bianche con centinaia di migliaia di persone ad invadere festosamente le vie cittadine.

Forse i giorni più felici che Torino abbia vissuto, dopo quelli della Liberazione…ma quello è un altro discorso.

E noi possiamo dire che c’eravamo ed eravamo protagonisti.

 

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