Maurizio e dintorni

appunti di viaggio….ma non solo

1986 – Da Cadaqués a Orio

 

Tutti ricorderanno il 1986 come l’anno di  Chernobyl. Il 26 aprile esplose un reattore della locale centrale nucleare causando una catastrofe in termini di vite umane, di ambiente distrutto, di timore universale per tutto ciò che fosse collegato all’energia atomica. Questa parte del mondo si sentì improvvisamente insicura, l’attenzione a come girava il vento e di ciò che portava con se era al massimo, vietato mangiare verdure, limiti importanti a tutto ciò che riguardava l’alimentazione, le concrete conseguenze sulla salute. Insomma, la paura era alle stelle anche a causa delle reticenze dei governanti sovietici, a loro volta alle prese con i grandi cambiamenti che avrebbero stravolto di li a poco il loro Paese.

Ciononostante quello era un periodo che ricordo con piacere. Dal punto di vista professionale molte soddisfazioni venivano dal mio lavoro all’Ufficio Sport del Comune, dove concretizzavo progetti discussi ed elaborati con il mio “capo”, il Sindaco e Assessore alle attività sportive Luciano Manzi. Innanzitutto la realizzazione delle convenzioni pluriennali per la gestione degli impianti sportivi, che avrebbero garantito alle società sportive tante certezze nella pratica sportiva.

Anche la mia vita privata si svolgeva piacevolmente, soprattutto grazie alle consolidate amicizie e a storie piacevoli che si svolgevano soprattutto nelle ore serali. Inoltre, da qualche anno, nella stagione invernale, affittavo casa insieme ad un bel numero di amici in diverse località della Valsusa. Dopo Cesana, Oulx e Sauze l’86 fu la volta di Jovenceaux. Sciate (senza saper sciare), mangiate (e bevute) e altro ancora ci permettevano di trascorrere in allegria tanti fine settimana.

Proprio nei giorni di Cernobyl io ed una cinquantina di colleghi ci allontanammo sensibilmente dall’Ucraina a bordo di un torpedone con destinazione Barcellona, e più precisamente a Cerdanyola, nostra città gemellata che ci invitò al fine di stringere rapporti di amicizia tra i dipendenti delle rispettive municipalità. Un’amicizia che rischiò di incrinarsi durante una partita di calcio che a momenti finiva a botte.

Vi tornai a luglio, accompagnando per la terza volta dal 1979 (la prima in Bretagna e la successiva proprio in terra iberica) un manipolo di ragazzi delle scuole medie collegnesi, sempre ospiti della città amica, appunto, di Cerdanyola. Quindici giorni di mare a Vilanova y la Gertrù, fatti di sport, di escursioni e di belle amicizie.

Non pago della Spagna (o Catalunya) organizzai insieme a Maio, Mauro ed Elvio le vacanze di agosto, proprio da quelle parti.

Una volta registrate le cassette musicali con l’immancabile rock degli anni ’70 e ’80, oltre ai classici dei cantautori e ai successi di quell’anno (True colors di Cindy Lauper, Open your heart e True blue di Madonna, Friends Will Be Friends dei Queen, Absolute Beginners di David Bowie, Walk this way degli Aerosmith, Invisible touch dei Genesis, Russians di Sting….), partimmo alla volta della Costa Brava a bordo della Uno di Elvio e la R5 di Mauro.

A proposito di musica mi piace ricordare di quell’anno la colonna sonora di Ennio Morricone per il film Mission…un vero e proprio capolavoro. E ricordo anche di aver trascorso diverse ore nei cinema a vedere dei veri e propri cult, tra questi cito “Il nome della rosa”, “Stand by me”, “Platoon”, “Hero” e “9 settimane e mezzo” con una sensuale Kim Basinger e un’altrettanta bella e inossidabile colonna sonora di Joe Cocker!

Il viaggio. Valicato il confine a Claviere e percorsa l’autostrada che da Briancon porta a Sisteron, decidiamo su due piedi una visitina nella città dei Papi, la bella Avignone. Breve visita con ingresso al palazzo dove risiedettero – per diversi motivi – ben 6 papi, oltre a due “antipapa”.

Quindi riposo notturno, (obbligatoriamente in auto) e ripartenza alla volta di Cadaques. La perla della Costa brava con le sue bianche e soleggiate case.

Piantiamo le tende nell’unico e non eccezionale campeggio situato a Port Lligat a pochi passi dalla casa di Salvador Dalì, il grande artista catalano che morirà 3 anni dopo.

Sono giorni nei quali, a dispetto dalle nostre abitudini, facciamo gli “italiani a caccia”…di donne, ovviamente con scarso successo non essendo proprio tipi da “adescamento”. Certo, il gentil sesso  non ci ha mai visti disinteressati, anzi, ma non era certo quello il nostro modo di agganciare le rappresentanti in terra dell’altra metà del cielo.

Conosciamo comunque due francesine molto cordiali e accoglienti che ci ospitano persino a cenare e poi trascorrere la notte nel loro appartamento…ma da vere amiche, anche se io a Mauro dovremmo aprire una parentesi…che però non apro!

Dopo qualche giorno, ci rendiamo conto che aldilà della bellezza del posto, il glamour di Cadaques  non fa per noi. Tra l’altro in quegli anni la costa spagnola, da Barcellona ad Alicante, pullula di “pappagalli” italiani certi di essere il massimo per le donne spagnole. In effetti questa fama (o presunta tale) prese piede all’indomani della vittoria della nostra nazionale al mundial di calcio dell’82. E per qualche anno la Spagna divenne una sorta di terra di conquista per i nostri connazionali, una parte dei quali mostrò di se la parte più cafonesca rovinando negli anni successivi la piazza a tanti ragazzi italiani … come noi.

Propongo quindi di spostarci a Vilanova y la Gertrù, nella Costa Daurada a sud di Barcellona, alloggiando nella colonia (un ex convento francescano) laddove ero stato ospitato solo qualche settimana prima. La cittadina è certamente meno graziosa di Cadaques e il mare decisamente meno attraente, ma li ci troviamo più a nostro agio: gli intrecci di amicizie sono più naturali, spontanei e le giornate trascorrono piacevolmente tra una bagno e l’altro e nei locali del lungomare. Partecipiamo ad alcune feste di paese, e le notti diventano più lunghe impedendo al sonno di essere domato.

Dopo circa una settimana decidiamo che è ora di partire per altri lidi, anzi per uno in particolare. Orio, Golfo di Guipuzcoa (terra, anzi, mare di grandi canottieri e tante medaglie olimpiche) sulla Costa basca, precisamente dove, ad esclusione di Maio, eravamo stati due anni prima.

Il tragitto si rivela molto bello, lo percorriamo a rilento godendoci i panorami che cambiano in continuazione. Arriviamo a Pamplona, dove pernottiamo e dove incontriamo casualmente delle nostre amiche di Bilbao conosciute nell’estate dell’84. Con loro ci rivedremo qualche giorno dopo in un locale sulla spiaggia di Zarauz.

Al campeggio di Orio, dove ci stabilimmo due anni prima, siamo subito riconosciuti e accolti molto cordialmente dalle “recepsioniste” dell’unico e ottimo campeggio a due passi dalle fredde acque atlantiche. Insomma, queste e altre “vecchie” conoscenze contribuiscono a farci trascorrere piacevolmente quel che resta della nostra vacanza. Questo paesino, dove la pesca la fa da padrona e dove si mangia e si beve ottimamente a prezzi contenuti, ci è rimasto nel cuore e con Silvana ci tornerò alcuni anni dopo.

Ma la vacanza volge al termine ed è quindi ora di ripartire. Attraversiamo il confine franco-spagnolo sul lato atlantico e arriviamo a Bordeaux dove ceniamo in un elegante ristorantino gestito con estrema gentilezza e simpatia da sole ragazze. Uno di quei luoghi che nonostante il passar del tempo non scordi mai. Da lì percorremmo di notte gran parte del territorio francese. Rimasi sempre a bordo della R5 di Mauro, che si sgobbò l’intero viaggio sulle sicure e belle strade provinciali transalpine, fino ad arrivare nel pomeriggio del giorno dopo in Italia.

“Per chi suona la campana” doveva essere il mio libro di quell’estate. Doveva! Ma non lo fu. Quei giorni e quelle notti non me lo permisero.

PS: Come si può constatare le foto di quella vacanza sono poche e “scarsine”.

 

 

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