Maurizio e dintorni

appunti di viaggio….ma non solo

Archivi per il mese di “giugno, 2011”

Completati i 38 diari, ringraziando…

Ho corretto i 38 racconti quotidiani. Però, che fatica!

Ho provveduto a correzioni grammaticali e all’inserimento di link su località, personaggi e cose varie…Non ho tolto nulla che in qualche modo modificasse la spontaneità del racconto, anche in casi in cui l’italiano risulterà  un pò approssimativo, ma si sa, qualche libertà ce la si deve pur prendere. O no?

Sto rimettendo insieme tutti i commenti e, come potete vedere ho risposto alle prime domande che mi sono arrivate. Per corrispondere vi consiglio comunque di usare in particolare la mia posta elettronica  drappella@libero.it .

Il blog era nato per il viaggio, ma lo dovrò strutturare anche per l’oggi, per i commenti alle cose quotidiane, di costume, quelle politiche, quelle sportive e altro ancora. Tutto ciò che riguarderà questo viaggio lo inserirò, come sto già facendo (con mille difficoltà vista la mia ignoranza internautica) nella casella “il viaggio”.

Ma prima di procedere all’avvio dei racconti, ci tengo a fare una serie di ringraziamenti:

A Luca, titolare del Ristorante “La Douja” di Collegno.
Ci siamo conosciuti solo alcuni mesi fa e non ci ha pensato un attimo ad aiutarmi in questo mia piccola avventura che lui stesso ha seguito quotidianamente. Luca mi ha riferito che mentre ero in viaggio alcune persone sono andate al suo ristorante presentandosi come amici comuni di “quello che è in giro con l’R4” e che avevano saputo della Douja attraverso il blog. Saranno usciti soddisfatti dal locale? Conoscendo la qualità dei piatti e la cordialità
che si respira in questo locale del centro storico di Collegno, penso proprio
di si.

A Fulvia, titolare della Libreria Amico Libro di Alpignano.
Con Fulvia ci conosciamo da tanti anni e il suo gesto di donarmi un libro per
la mia vacanza l’ho apprezzato veramente tanto. Ogni volta che aprivo il libro
e sapendo della sua provenienza rimembravo un po’ i primi anni settanta, la
nostra amicizia e i nostri amici: ricordare il passato è piacevole, soprattutto
quando il presente è positivo. Ai miei amici di Collegno e dintorni consiglio
questa libreria nel cuore di Alpignano. Per Fulvia l libri non sono solo merce
di scambio.

A Renato il “gommista” di Via Magenta a Collegno.
Ad una decina di giorni dalla partenza non sapevo nemmeno dell’esistenza di un gommista su quella via, fino a quando in una piovosa mattinata decisi che
sarebbe stato meglio cambiare i consumatissimi pneumatici della macchina. Mi  misi perciò a cercare un “addetto ai lavori che mi desse una mano”, e così per caso mi imbattei nel suo garage. Nonostante l’elevata mole di lavoro Renato trovò il tempo di ascoltarmi, mi chiese di mettere neo su bianco e di ritornare da lui. Ci tornai con discreta fiducia dopo tre-quattro giorni, ottenendo un bel “treno” di pneumatici e la necessaria convergenza.  Ha seguito i miei diari quotidiani e non ha mancato di inviarmi i suoi commenti. Lo ringrazio infinitamente e se qualcuno avesse necessità di qualcosa che a a che vedere con quell’articolo gli consiglio ovviamente di andare da lui a nome mio, magari…

A Gino, titolare del Centro Dentale di Pianezza
Mi è stato d’aiuto nell’indicarmi alcune zone deliziose della Ciociaria, e poi
altro ancora. Lui ed io sappiamo cosa…Ti ringrazio ancora.

A Gianni, titolare delle Vetrate Artistiche….
Io e Gianni, anche se siamo ancora gggiovani, ci conosciamo da quasi  50anni.
Perbacco! Non glielo mai detto ma lui ha contribuito a far nascere in me la
curiosità per il “ viaggio”, all’epoca in cui intraprese un giro in bici fino a
Praga e a Monaco, insieme ai Boy Scout di Leumann (credo si trattasse del
1972). Fa un’attività difficile ed affascinante come quella di realizzare e
ristrutturare vetrate artistiche, la sua sede e a Torino, ma è collegnese doc,
essendovi nato e dove attualmente risiede. Se vi volete togliere lo sfizio di
una vetrata contattatelo pure. Si trova in Via Buniva a Torino, ma comunque
fate riferimento al sottoscritto.

A Mauro e Michele, titolari dell’autoricambi di Via Manzoni a Borgata
Paradiso.
Meno male che sapendomi in procinto di partire mi han chiesto se avessi
bisogno di lampadine di ricambio, olio ed altro ancora. Ho dovuto usare tutto
ciò che mi hanno offerto….compresi i comodissimi croprisedili antisudore e anti-mal-di-schiena!

A Massimo, l’elettrauto di Via Martiri a Collegno
Se non mi informava su come far ripartire “artigianalmente” il motorino d’
avviamento sarei ancora a mille km di distanza! E poi la chicca dell’autoradio.
Un grazie immenso.

A Elvio Benvenuto dell’omonimo mobilificio collegnese.
Non lo conoscevo, ma anche grazie alla comune amica Tiziana  posso dire che è nata una nuova amicizia! Tra l’altro ha aperto una nuova sede a Borgata Paradiso in C.so Francia 87, tutta da vedere.

Agli amici di Paradiso 2000, in C.so Antony 44.
I loro cadeau sono stati assai piacevolmente gustati dagli amici che ho
trovato lungo il percorso. Vi consiglio i loro venerdì di cabaret…visitate il
loro sito internet e capirete meglio. www.paradiso2000.it

A Massimo del Palasport di Collegno che mi ha fatto conoscere a tanti dei suoi
contatti.

Agli amici della Turin Marathon.
Il materiale pubblicizzante la prossima edizione della Maratona di Torino che
ho distribuito in giro per i negozi sportivi di mezza Italia, mi ha permesso di
conoscere più a fondo realtà sportive e sportivi che da quel momento si sono
avvicinati e hanno conosciuto questa importante manifestazione torinese.

A CARLOG, alias Carlo Gai. Il mio amico collegnese che ha realizzato questo blog e per 38 giorni ha provveduto a caricare e sistemare i file che gli spedivo. No Carlo, No blog!

A chi mi ha ospitato nel corso del viaggio. Sono stati importanti. Anzi, di più! Ho conosciuto tante storie, vite diverse tra loro, tutte alle prese con i problemi quotidiani che non sempre sono semplici da affrontare in questo nostro bellissimo, amato e bistrattato Paese. Tutti/e mi hanno messo nelle migliori condizioni materiali e umane grazie alle quali ho potuto gustare intensamente quei momenti…e grazie a quei  loro figli che, per farmi posto, han dovuto cambiare letto, almeno per una notte.

A tutti coloro che in qualche modo mi hanno seguito e che con i loro commenti sul blog , con le telefonate e con i messaggi sulla posta elettronica mi hanno aiutato e tenuto compagnia. Anche chi mi ha offerto ospitalità, ma che per un motivo o per l’altro non ho potuto “sfruttare”.

Ai genitori di Fabrizio.
Grazie a loro e a Fabrizio il mio viaggio ha assunto anche caratteri di
intensità emotiva che tengo per me. Spero solo di essere stato in qualche modo utile.

A Irene e Silvana.
Senza il loro convinto benestare non avrei potuto trascorrere questi stupendi
38 giorni e non avrei soprattutto avuto la voglia di tornare.

38^ giornata. Il salotto di Vigevano e poi finalmente……il rientro a casa

Alle 10 in punto ha inizio la mia ultima tappa: Zibido San Giacomo – Collegno. Il percorso “consigliatomi” da Giuliano (che ringrazio ancora per le sue numerose telefonate e per le sue ospitalità)  prevede obbligatoriamente la visita a Vigevano www.comune.vigevano.pv.it.

Saluto e ringrazio Doda (che poi è quella che ha lavorato alle mie due sistemazioni) con la consapevolezza che nel pomeriggio avrei varcato la porta di casa mia.

Fermarmi a Vigevano significa allungare i tempi del ritorno, quindi….mi fermo! Anche perché non posso ignorare il “consiglio” di Giuliano e poi Sonia, una mia amica di Collegno che ha abitato in questo grosso centro della provincia pavese, non mi rivolgerebbe più la parola. Già mi aveva cazziato quando all’inizio del viaggio avevo “snobbato la sua Vigevano”, figuriamoci ora!

A parte gli scherzi mi accorgo ben presto che Giuliano e Sonia avevano ragione. Ognuno che entri per la prima volta nella Piazza Ducale – il cuore della città – non può non rimanere sorpreso dalla bellezza e dall’eleganza di questo salotto. Dal mio punto di vista una delle piazze migliori d’Italia, insieme a Piazza del Campo a Siena (la più bella), a San Marco a Venezia, Piazza Maggiore a Bologna, Santa Croce a Firenze, Piazza Duomo a Siracusa, Piazza San Carlo e Carignano a Torino, Piazza del Popolo ad Ascoli…solo per dirne alcune, tralasciando quelle delle cittadine minori come San Gimignano o Volterra ecc. ecc.

Dicono che questa piazza sia stata ideata dal Bramante, con la perizia tecnica di Leonardo. E’ rettangolare e i portici, cui sono appoggiati edifici che se fossi un architetto o critico d’arte mi verrebbe da definire armonici e ben dipinti,  sono sistemati in soli tre lati della piazza, in quanto nel quarto trova sede la grandiosa facciata del Duomo. Bramante mise le mani anche al Castello che si erge vicino alla piazza, e che fu dei Visconti e degli Sforza. Suggestiva la strada coperta lunga 164 metri. Per altre informazioni vi invito ad andarle a prendere direttamente al punto informazioni di questa città lombarda che, ribadisco, merita una visita…non è poi così lontana e nel centro storico ci sono menù turistici più che abbordabili.

Vigevano, insieme a Mortara sono all’interno della Lomellina che, mi pare, dovrebbe essere un parco. Lo intuisco dalle enormi macchie verdi, soprattutto coltivazioni di riso, dall’enormità di uccelli che volano ad un palmo dalle auto che percorrono rettilinei lunghissimi, insomma una bella scoperta e un degno finale di questo viaggio, impreziosito dalle prime colline del Monferrato e poi da quelle torinesi, dove intravedo, tirando un sospiro di sollievo, la Basilica di Superga. Unica nota stonata la centrale nucleare di Trino…mi raccomando il referendum di domenica, “SI”.

Mi becco la pioggia a Crescentino, la seconda volta con quella beccata nelle risaie vercellesi…tra l’altro, che tristezza deve essere la vita da quelle parti!

Poi superstrada Chivasso- Settimo, tangenziale e piccolo battito di cuore al primo cartello che indica l’uscita a Collegno.

Silvana è li in cortile ad attendermi, poi sarò io ad attendere Irene all’uscita di scuola. Quello che provo lo tengo per me, ma credo sia facilmente intuibile. Non torno dalla guerra, non sono andato in solitaria al Polo nord, però nel mio piccolo 38 giorni lontano dagli affetti della famiglia non sono pochissimi.

E’ terminato così il mio viaggio. Questa sera ho solo voglia di godermi un po’ di calore familiare. Per le considerazioni, riflessioni e  altro ancora ci sarà tempo nei prossimi giorni.

Intanto domani ci “rileggiamo” ancora, in quanto sento l’obbligo “morale” di scrivere ancora “due cose”.

Potreste aiutarmi voi con le vostre domande che, come vi ho già chiesto, dovreste inviarmele  utilizzando la posta elettronica drappella@libero.it, vi risponderò su questo blog, dove pubblicherò, nei prossimi giorni (ma non tra tantissimo) anche diverse foto del viaggio. Ciao a tutti/e.

Edifici e portici i di Piazza Ducale

Scorcio di Piazza Ducale

Vigevano, Piazza Ducale

Gaggiano, il naviglio

Risaie in Lomellina

Irene esce da scuola

Felicità!!

Festeggiamenti

37^ giornata. Nei luoghi di Don Camillo e Peppone

“….e comunque quello le multe non le pagherà mai perché in Comune ha degli ALLACCIAMENTI con chi conta! A val dighmè”. Non è una battuta di Zelig. E’ la sentenza emessa da un vecchietto ad un gruppetto di suoi coetanei davanti al Municipio di Mirandola a proposito – evidentemente – di una multa “ingiustamente” sanzionata ad un suo conoscente da un vigile del posto.

Oggi riparto dopo aver salutato e ringraziato i mie cugini per l’ospitalità. Nel blog non mi sono soffermato sui rapporti, ottimi, che continuo ad avere con i miei parenti (sia i polesani che i mantovani), ma venirli a trovare è per me sempre un piacere, e l’amicizia va oltre i rapporti parentali.

L’obiettivo non è più la provincia pavese in quanto Emanuele ha avuto un contrattempo. Ritornerò laddove è stata la mia prima tappa: Zibido San Giacomo, da Giuliano e Doda. Il percorso che decido è quello di seguire a ritroso il Po, sul lato destro, quello emiliano. Un territorio che, come ho già avuto modo di dire è uniforme, dal Polesine a Piacenza, con qualche insignificante variazione. Stavo facendo una grave omissione, quella di dimenticare l’elevato numero di “indiani” e “pakistani” che lavorano nelle stalle della pianura padana. I cinesi gestiscono bar, ristoranti e commercio, loro invece mungono le vacche. Carlin Petrini, l’anima e il cuore di Slow Food, intervenendo l’anno scorso alla commemorazione dei martiri del Colle del Lys, sottolineò con vigore che se non ci fossero i vendemmiatori moldavi nelle Langhe e i pakistano-indiani nelle stalle del nord, col cavolo che i piemontesi produrrebbero il Nebbiolo e gli emiliani il Parmigiano-Reggiano.

Oggi pomeriggio facevano festa anche loro, ne ho visti parecchi in giro, soprattutto le donne con i loro coloratissimi vestiti. Cosa dire a queste persone? Personalmente mi sento di ringraziarle STOP.

Prima fermata, Guastalla www.comune.guastalla.re.it  Visita al Palazzo Ducale dove sono allestite due mostre di pittura. Chi mi conosce sa che non sono un gran frequentatore di mostre, ma quelle che ho visto oggi mi hanno trasmesso qualcosa che non so nemmeno io spiegare. O molto semplicemente mi sono piaciuti i quadri, in particolare di un certo Alfonso Borghi da Campegine; alcuni li ho pure fotografati.

Il Palazzo è anche bello. E’ il monumento principale di Guastalla che è stata anche, bada ben bada ben bada ben…uno dei set principali di “Novecento” di Bertolucci! Grande film, grandi Depardieu, De Niro, la Sandrelli, Donald Suterland e tanti altri http://it.wikipedia.org/wiki/Novecento_(film).

Da tornarci con più calma, anche perché più attenzione meriterebbe Gualtieri www.comune.gualtieri.re.it, il paese di Ligabue (il pittore, né!?) ed altre piccole località piene di storia. A Gualtieri mi ci sono fermato, all’una, ma l’orario di visita del Museo della città non mi ha permesso che una visitina e solo  grazie alla compassione e la gentilezza della cassiera.

Aperitivo e poi via verso Brescello , dove arrivo percorrendo in pochi minuti l’argine del Po. Però, dopo un rapido colpo d’occhio, mi fermo nel paese che lo precede, Boretto www.comune.boretto.re.it, mi ispira. E faccio bene. Il suo ordinato arredo urbano ricorda i comuni francesi, razionale e piacevole. Mi faccio l’idea che Boretto soffra, ma allo stesso tempo sia stimolato dalla ingombrante vicinanza con la più conosciuta Brescello, il paese di Don Camillo e Peppone. Quello di fare qualcosa in più per emergere è infatti il destino di chi si trova a competere con i più forti: vale in questo caso, come per Torino nei confronti di Milano o di altre più “prestigiose” città, o per la Turin Marathon rispetto ad altre maratone meno belle e valide ma più conosciute e sponsorizzate dalle tivù come Roma e Venezia.

Ma torniamo a Boretto: mi sposto dalla graziosa piazzetta del Municipio e della Chiesa, supero la strada dell’argine e arrivo all’area portuale. Mi imbatto nell’Osteria “Dal Brilant”, che è anche Cantina, Pizzeria, Bar e Caffè, un locale coloratissimo, pieno di oggetti collocati ad arte, magari un pò kitsch….ma che trasmette allegria solo a vederlo. Senza contare la cucina casalinga, un menù pieno di ottimi primi (Tortelli e gnocchi in particolare) e l’ immensa simpatia della titolare Stefania e del cuoco, di cui non ricordo il nome. Chi passa di qua o chi mette in cantiere una visita da queste parti non si pentirà!

Finalmente Brescello www.comune.brescello.re.it ! I musei che riprendono la saga dei film (il primo girato nel 1951, l’ultimo nel 1970) aprono alle 14.30, il biglietto di 4 euro da diritto alla visita a tutti e tre. Particolarmente interessante quello in cui vengono esposti oggetti originali utilizzati nei film: dalla tonaca di Don Camillo, alle due bici del famoso finale in cui i due gareggiano sull’argine del Po, e tanto altro ancora. E poi la piazza, il Municipio e la Chiesa. Oggi purtroppo era in corso un raduno di moto (il quarto che ho visto in due giorni) che ha in buona parte disturbato l’atmosfera che il luogo avrebbe potuto trasmettere. Tanti gli stranieri, soprattutto tedeschi (*), non me lo sarei aspettato.

Si, i film tratti dai racconti di Guareschi, erano finzione, ma anche se grossolanamente e caricaturalmente, hanno raccontato un periodo storico che mi piace pensare, di passione politica, di impegno civile e voglia di rendersi utili per raggiungere la giustizia sociale per se e per gli altri. E poi hanno fatto ridere tutta l’Italia e anche il sottoscritto, quando ancora ero bambino e con i miei genitori vedevo i film trasmessi dall’unico canale RAI, naturalmente il lunedì.

Vado via soddisfatto e mi getto nel traffico di rientro della domenica, percorrendo la provinciale (o statale) fino a Parma, quindi la Via Emilia. A Piacenza sbaglio l’uscita per Milano…semplicemente perché l’uscita con il cartello Milano non c’è! E’ l’ennesima prova che in gran parte d’Italia la segnaletica fa c…..e!!! Ecchecavolo! Chiedo aiuto via telefono a Giuliano che mi da una grande  mano. Alle 19 o poco più sono di nuovo a casa sua! Stanco, ma contento.

Il tempo è brutto, ho preso pioggia a Piacenza e facendo mente locale, ricordo l’unica volta che la pioggia bagnò la R4 in viaggio: fu proprio il primo giorno nelle risaie vercellesi in direzione Zibido. Sono stato fortunato.

Cena con i due amici e con i figli Enrico e Raffaello. Alè, si scrive, poi la nanna e domani a casa.

PS: Domani ultima giornata del Diario, ma vi chiedo un ultimo “sforzo”, quello di farmi delle domande sul viaggio. Vi propongo di farle utilizzando la posta elettronica drappella@libero.it, ed io vi risponderò su questo blog, dove pubblicherò, nei prossimi giorni (ma non tra tantissimo) molte foto di questo mio viaggio.

(*) Alice, un’amica che ora vive in Germania a Monaco di Baviera e che ha seguito tutto il mio viaggio, mi ha informato che i tedeschi amano tantissimo i racconti e i film di Don Camillo e Peppone. Incredibile!

Guastalla, la piazza principale vista dal Palazzo Ducale

Brescello, museo

Brescello, la stazione ferroviaria

Gualtieri

Dal Brilant

36^ giornata. Nel mantovano e a Mirandola.

Parto dall’epilogo della giornata. Questa sera a cena da mia cugina Rita ho bevuto un po’ di più di altre volte per cui spero di non scrivete troppe castronerie. Tra pranzo e cena faccio il pieno e domani (lo giuro) non mangerò nulla fino sera, quando verrò accolto da un amico di “antica” data, Emanuele, che vive in provincia di Pavia.

Questa mattina saluto mio zio Imo e riparto, destinazione provincia di Mantova, non lontano di qua, diciamo trenta minuti di auto per arrivare nella zona di Poggio Rusco, bassa mantovana, dove abitano una infinità di miei cugini tra cui Vanni, Giancarlo, Rita, Sante e Luca: rivedo i primi due dopo pochi mesi, gli ultimi tre dopo circa 20 anni!

La provincia mantovana la raggiungo attraverso il ponte di Ficarolo che, una volta superato se giri a sinistra sei subito in terra emiliana (Ferrara), se invece giri dalla parte opposta ti ritrovi in Lombardia, nella terra dei Gonzaga. Comunque il territorio è tutto uguale, le case, le piante, la campagna, il cielo …anche se i cartellini iniziano quasi subito ad indicare le specialità locali, tra cui il melone, che cresce nelle numerose serre interrotte qua e la dal granturco.

Il centro abitato di Magnacavallo è presentato da un cartello curioso “La capitale morale dell’emigrazione mantovana nel mondo”. Magnacavallo è anche il paese dove hanno abitato per decenni i miei nonni materni.  Sono quasi arrivato, i cugini abitano in un pugno di chilometri, Villa Poma www.comune.villapoma.mn.it, Poggio Rusco www.comune.poggiorusco.mn.it, Schivenoglia comune.schivenoglia.mn.it, S.Giovanni del Dosso www.comune.sangiovannideldosso.mn.it.

Ho debolmente resistito ai piaceri della tavola di Anna, e la cosa si è ripetuta alla sera con la cena preparata da Rita. Tra le tante cose che ci siamo raccontati, le novità, le esperienze vorrei citarne solo una: quella dell’attività che da poco tempo, e con esperienze originali, ha messo su mio cugino Luca (vedi il sito: www.nutripet.biz) .

Al pomeriggio una piacevole gita a Mirandola www.comune.mirandola.mo.it con Vanni e Giancarlo, visita nel bel Municipio, al Castello dei Pico (della Mirandola) dove sono allestite una mostra archeologica, una sugli strumenti biomedicali di cui questo grosso centro modenese è diventato uno dei maggiori poli di riferimento in materia, e poi una interessante mostra sull’antifascismo mirandolese, dal biennio rosso al termine della guerra. Notevole l’ ambientazione! Poi una bibita fresca al tavolino esterno del bar del Teatro, oggi il caldo è veramente forte e l’umidità pure.

Il tempo di tornare a casa, di prepararmi, di farmi trovare pronto per la cena ed ecco il temporale, per fortuna. L’aria è rinfrescata, anche io adesso sto tornando alla normalità, il fumo dei vini non era poi così esagerato.

Dimenticavo una nota di colore: lo stemma, o simbolo che dir si voglia, della Lombardia è proprio brutto, in particolare se paragonato a quello del Veneto  quasi  solenne con il leone di Venezia in bella e fiera mostra. Quello lombardo è povero e mi ricorda semplicemente un pezzo del “puzzle”.

Notte!

Castello dei Pico della Mirandola

capitale morale...

Museo archeologico

Scorcio di Mirandola

35^ giornata. Il Delta del Po è un bijou…altro che Camargue!

Questa mattina giro panoramico sull’argine di sinistra del Po, da Gaiba  www.comune.gaiba.ro.it a Occhiobello (dove avvenne la cosiddetta “rotta del Po” del 1951 con la conseguente e disastrosa alluvione di tutto il Polesine www.polesine.com/pagine/polesine/storia/a002.htm, causa dell’ultima gigantesca emigrazione nelle zone industriali del nord  Italia).

L’argine è  stata la location per tanti film del neorealismo italiano, l’argine con le sue golene e i suoi pioppi, divide la vita dei campi da quella del fiume. Dall’alto degli argini vedi i paesi, uno dopo l’altro, apparentemente tutti uguali, con il loro campanile, la piazza, i casolari, le loro aie, la gente in bici, i capannoni, la ricca e rigogliosa campagna. Per me è sempre un’emozione salirci su e percorrere la stradina che da qualche tempo è finalmente disseminata di informazioni sui percorsi ciclistici, ginnici, sui piccoli tesori monumentali di questo pezzo di Veneto che meriterebbe più fortuna. Il delta del Po www.parcodeltapo.org  è una perla che…la più reclamizzata Camargue è poca  roba in confronto, eppure le foci del Rodano sono meta di turismo di massa, qua si è ancora alla nicchia, se non fosse per le località marine che si chiamano Sottomarina e Lidi ferraresi. Eppure di roba da vedere c’è né per tutti i gusti: per gli amanti della natura allo stato primordiale, per gli amanti della gastronomia in particolare del pesce, per gli amanti delle città d’arte come Ferrara…insomma un posto dove trascorrere, senza spendere tanto, due tre giorni fuori dalle classiche rotte turistiche.

Faccio una visita al mio paese natale, Gaiba (gemellata con Collegno, è una casualità io non c’entro), recandomi anche in Municipio per incontrare il Sindaco e portare i saluti di “quello” di Collegno. L’incontro con Roberto Berviglieri è piacevole. Anni fa è stato anche sindaco a Villamarzana e ne ho approfittato per ascoltare qualcosa in più dell’eccidio di Villamarzana (di cui ho parlato nel diario di ieri).

Pranzo con lo zio Imo e, dopo un lungo riposino, via a visitare Bondeno e Ferrara www.comune.ferrara.it, quest’ultima per l’ennesima volta, ma lo faccio sempre con molto piacere. E’ una gran bella città, anch’essa sottovalutata rispetto ad altre emiliane come ad esempio Parma, che ritengo decisamente inferiore. Prima però faccio una sosta a Ficarolo www.comune.ficarolo.ro.it dove anche qui c’è una torre che pende, foto di rito.

Ferrara è la città delle biciclette, così come recita giustamente il cartello d’entrata alla città: una marea, anche quando non andavano di moda le piste ciclabili. Il Castello degli Estensi, il ghetto ebraico (qui è ambientato il romanzo “Il giardino dei Finzi Contini”), i vicoli medievali, Palazzo dei Diamanti, la Cattedrale e tanta gente in giro, soprattutto a piedi e, mi ripeto, in bici.

A Ferrara ho anche trovato un gran bel negozio di articoli sportivi specializzato per i podisti ed ovviamente non ho mancato di pubblicizzare la Turin Marathon.

Bondeno invece…mi aspettavo un po’ di più, anche se non è male.

Cena a casa di mio cugino Gianni, con la moglie Letizia, i figli Chiara, Andrea e la di lui fidanzata Sophie. Mancano all’appello Elisa (nata il mio stesso giorno e mese, mentre l’anno, per sua fortuna, non coincide) e il marito  Cristian. Ha già mangiato prima e quindi assiste al tutto mia zia Lucia!

Grigliata perfetta. Ieri sera mangiata altrettanto ottima a base di cinghiale da mia cugina Miriam, Valerio, Riccardo e sua moglie Lucia…è meglio che mi limiti sennò mia moglie mi rimanda indietro.

Oggi ho sentito Silvana e Irene, ho sempre più voglia di rivederle

mia casa natale, a sinistra del monumento prima finestra in alto

Ferrara

Zio Imo presenta il crostino ferrarese

34^ giornata. Festa della Repubblica! A Villamarzana e alla casa di G.Matteotti

E’ giunta l’ora di levare le tende anche da Adria, dalla casa piena di calore di Gabriele, Morena, Alessandro e Luca. Mi hanno rimpinzato di cibo, di attenzioni e anche con loro mi sono sentito “in famiglia”…credo proprio ci tornerò in questo B&B…vi voglio bene!

2 giugno 2011, Festa della Repubblica. Scelgo di partecipare all’evento come le condizioni di viaggiatore me lo permettono, recandomi a Villamarzana www.comune.villamarzana.ro.it  e a Fratta Polesine www.comune.frattapolesine.ro.it  Due piccoli comuni confinanti tra loro, che sono dei simboli nella lotta contro il nazifascismo:  a Villamarzana il 15 ottobre 1944 davanti alla “Casa del barbiere” vennero fucilati 43 civili (tra cui alcuni minorenni) rastrellati in paese e nelle vicinanze dai nazifascismi.  Sul posto campeggia una lunga lapide con tutti i nomi dei caduti e sul muro della “Casa del Barbiere”, lasciata così com’era sono ancora visibili i fori delle pallottole sparate dal plotone d’esecuzione. A Fratta Polesine, mi son recato alla casa natale del deputato socialista Giacomo Matteotti www.giacomomatteotti.it, ucciso il 10 giugno 1924 da sicari fascisti e del cui delitto lo stesso Mussolini non potè non assumersi la responsabilità politica (come avevo già scritto nel racconto di ieri, ma non fa male ribadirlo).

Mi sono soffermato lungamente davanti a questi due luoghi non senza provare una forte emozione. Solo l’ora tarda e la stanchezza non mi consentono di spiegare dignitosamente i pensieri che hanno affollato la mia mente in quei momenti. Finito il viaggio cercherò di mettere insieme il tutto, di correggere le “strafalcionate” scritte e quindi proverò a descrivere meglio alcuni stati d’animo che mi hanno accompagnato in questa avventura.

Pranzo dignitosamente in una trattoria di Fratta e poi mi “incammino” verso Bagnolo di Po www.comune.bagnolodipo.ro.it dove ad attendermi c’è il mio cugino Gianni (per la verità si chiama  Massimo) e suo figlio Andrea, tutti e due bravi e simpatici ma con un grande neo: tifano Milan. C’è anche la moglie Letizia e Chiara, sorella gemella di Andrea. Poi la zia Lucia (quasi 91 anni) sorella di mio papà (88 anni) che, con il fratello Imo (86 anni) forma un bel trio di longevi. Speriamo….

Stasera ceno da mia cugina Miriam (che anche lei si chiamerebbe con un altro nome, ma…va così), scusate ma questa sera proprio non va, ho un sonno della madonna. Rimando il tutto al racconto di domani.

 

in mezzo alla campagna

Villamarzana, la casa del barbiere

Fratta, casa natia di Matteotti

panorama polesano

33^ giornata. Rovigo, patria del rugby!

Giornata distensiva iniziata con una passeggiata per Adria, caffè in centro, lettura del giornale, giro per il mercato e rientro in casa per il pranzo. Giornata di arrivi: il pomeriggio inizia con quello di Luca da Padova e stasera io e Gabri andremo all’aeroporto di Venezia ad accogliere il figlio maggiore, Alessandro, in arrivo  da Londra.

Ma intanto visita a Rovigo. La città delle rose, così descritta da Ludovico Ariosto nell’Orlando Furioso.  Il tempo tiene, anzi è una bella giornata a dispetto delle previsioni del tempo. Il capoluogo polesano non me lo ricordavo così carino. Piazzette, palazzine anche qui in stile veneziano, portici, il bel municipio, il teatro sociale che ha visto il debutto del grande Beniamino Gigli e quasi certamente – penso io – di Katia Ricciarelli che qui giocava in casa. L’immancabile targa che ricorda l’immancabile presenza di Garibaldi, ma anche del Re Vittorio Emanuele II, una dedicata al sommo poeta (Dante Alighieri). E poi la Torre Mozza e la Torre Donà, una “copia” in piccolo e meno “sborona” (ma bella lo stesso) di quelle bolognesi degli Asinelli e della Garisenda. Pure queste un po’ pendenti. Ai loro piedi il monumento a Giacomo Matteotti, assassinato dagli sgherri di Mussolini che, è bene ricordarlo, se ne assunse la responsabilità politica. Matteotti – deputato socialista prima che il fascismo eliminasse tutte le opposizioni – era di queste parti, esattamente di Fratta Polesine e tutt’ oggi la sua casa è meta di visite…forse domani anche della mia.

Cerco e trovo il “Rovigo Point”, il negozio dove vendono tutto il materiale della gloriosa squadra di Rugby locale che tanti scudetti ha vinto e che è una delle squadre simbolo della palla ovale italiana. Cerco una T-shirt. Sono rimaste solo taglie XL che, fortunatamente, mi stanno larghe. Purtroppo la scorsa settimana i rossoblù rodigini hanno perso in casa la partita che assegnava lo scudetto: è stata battuta, immeritatamente e con gli aiuti arbitrali, dai rivali del Padova. Chiudiamo questa triste pagina sportiva.

Domani piloterò la mia R4 verso il mio paese natio. Mi aspettano i cugini e gli zii. Una capatina la faccio quasi ogni anno, ci sono affezionato, ma di questo scriverò domani.

Oggi poche righe ma, come si suol dire, buone.

Forza Rovigo!

Rovigo, Piazza Vittorio Emanuele

Rovigo, Torre Donà

Rovigo

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