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PANE QUOTIDIANO

Da affezionato dei programmi di Rai 3 mi imbatto spesso sul “Il pane quotidiano”, in onda verso l’ora di pranzo e condotto dalla brava Concita De Gregorio che, in ogni puntata, affronta le più svariate questioni che interessano la quotidianità delle persone. Lo fa ospitando di volta in volta personaggi competenti sui temi in questione. Il tutto condito dalla presenza di studenti delle classi medie superiori e liceali accompagnati dai loro professori.

Oggi, martedì 5 aprile, si parlava di rifugiati con una scrittrice di cui non ricordo il nome e la portavoce per l’Europa del sud dell’ UHCNR Carlotta Sami. Un argomento che ovviamente parla di storie drammatiche, di morti, di terrorismo, di insicurezza globale…

Ciò che mi colpisce sempre negativamente in questa trasmissione è proprio l’atteggiamento di questi ragazzi a cui, tra l’altro, viene chiesto di porre delle domande all’ospite. A parte i due o tre studenti sinceramente interessati, gli altri appaiono apatici o, come purtroppo accade in diverse puntate, disinteressati con i muscoli del viso che tradiscono sorrisetti e la ricerca della buona inquadratura. Che arriva grazie a cameraman e regista colpevolmente disattenti.

Personalmente la cosa mi disturba, così come, almeno credo, disturberà anche altri telespettatori. E mi chiedo…

…RIFLESSIONE: Non sono e non faccio del facile moralismo, ma mi viene automatico pensare che generazione è quella rappresentata da questi “spettatori”. Disinteressati? Insensibili? Inconsapevoli? E se si, di chi è la responsabilità?

Si direbbe…delle famiglie, della scuola, dei cattivi maestri, di una non ben definita “società”?!

Non so dare una risposta esauriente, ma sono certo che ci sarà chi, le risposte “assolute” le ha sempre…scritte sul fogliettino che tirano fuori dalla tasca alla bisogna. 

Posso solo dire che io e mia moglie parliamo da sempre con nostra figlia (che oggi è al 4° anno di liceo) su ciò che accade intorno a noi, cercando di non caricare sulle sue spalle “la salvezza del mondo”. Abbiamo l’abitudine di avere in casa almeno un quotidiano, i libri sono una presenza stabile nella nostra casa, e via di seguito. Crediamo di seminare bene e ci domandiamo se questo sarà sufficiente a renderla attenta ai problemi che non attengono solo alla sua vita privata. Per quel che mi riguarda sono sufficientemente fiducioso. Ed è bello constatare come ci siano tanti ragazzi sensibili, curiosi, impegnati nel volontariato e per la garanzia dei diritti dei più deboli. Ragazzi come quelli che ho conosciuto due anni fa nel Treno della Memoria in visita al campo di sterminio di Aushwitz. Temo però che questi ultimi siano oggi una netta minoranza.

Ma tornando al “Pane quotidiano” e al banale motivo di queste righe, mi chiedo se non sia possibile evitare questo triste spettacolo eliminando quel “contorno” che, mi rendo conto, è come nascondere lo sporco e la polvere sotto il tappeto…però se non altro premierebbe l’attenzione dovuta ad una bella mezzora di televisione.

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