Maurizio e dintorni

appunti di viaggio….ma non solo

1968, nella “misteriosa” Germania Est (D.D.R.)

Il nostro gruppo con il Sindaco Bertotti e l'interprete Antonietta.  Io sono nella fila dietro con la fascia scura in fronte.

Il nostro gruppo con il Sindaco Bertotti e l’interprete Antonietta. Io sono nella fila dietro con la fascia scura in fronte.

Nell’agosto del ’68, anno storico per un motivo o per l’altro, ebbero inizio i miei viaggi, o più esattamente quelli che non fossero diretti verso la mia terra d’origine, il Polesine.

Fino ad allora (ma poi anche nei 4 anni successivi) mio padre “mi caricava” sulla corriera che mi accompagnava dagli zii dove rimanevo dal momento in cui terminavo la scuola fino ad una settimana prima che iniziasse il successivo e “faticosissimo” anno scolastico.

Quell’agosto feci parte di un gruppo di una quindicina di  ragazzi collegnesi inviati dal Comune di Collegno a visitare la città gemella di Neubrandenburg,  nella DDR, la “misteriosa” Germania Est. Ad accompagnarci, in auto, una delegazione di adulti tra cui qualche amministratore comunale, giornalisti, insegnanti …con in testa il “mitico” sindaco Ruggero Bertotti alla guida della sua stupenda Citroen DS 19 (meglio conosciuta come “squalo” )

Nei giorni precedenti la partenza, le mie attese erano tante, la curiosità di vedere com’era aldilà del confine italiano: mi chiedevo come fossero le strade svizzere e tedesche, o se il colore degli alberi e del cielo fosse come il nostro, e poi le case, e chissà come vestivano le persone; adesso con internet è tutto più semplice, ma la curiosità e la bramosia di allora faceva brutti scherzi. Sono sempre stato appassionato di geografia (che insieme alla storia era l’unica materia in cui valevo qualcosa a scuola) e l’atlante era il libro che aprivo con maggior piacere: sognavo viaggi fantasmagorici guardando le mappe, le foto dei tronchi d’albero sulla Moldava a Praga, quelle della spiaggia di Copacabana a Rio, e quelle del ponte di Brooklyn a New York. Leggevo i dati della popolazione, l’estensione dei territori, persino i prodotti del sottosuolo e dell’agricoltura. Insomma, ero entusiasta, certo che quel viaggio sarebbe stato stupendo, pieno di sorprese e non mi pareva vero di dover partire. Nei giorni immediati la partenza temevo che qualcosa sarebbe andato storto impedendomi di partire. E invece partii.

Le canzoni che nell’estate di quell’anno andavano per la maggiore e ascoltavamo grazie al “mangiadischi” erano Luglio, Ho scritto t’amo sulla sabbia, Il ragazzo che sorride, Una carezza in un pugno/Azzurro, La bambola, Affida una lacrima al vento. I cinema erano sempre strapieni per vedere C’era una volta il West, 2001 Odissea nello spazio, Grazie zia, Rosemary’s baby, Il medico della mutua, Serafino, Banditi a Milano.

Qualche compagno di viaggio già lo conoscevo, primo fra tutti Manio col quale, un anno dopo, condivisi seppur in luoghi diversi il primo lavoro: garzone di macelleria. Con lui condividevo anche la passione politica…insieme partecipammo a tante manifestazioni  contro la guerra americana in Vietnam. Poi c’erano Valerio, Luciano, Michele, Fiorella, Gianni, Rosanna, Franca e qualcun altro ancora.

Quando attraversammo la Svizzera provai un pò di delusione, l’asfalto era grigio come in Italia, i prati erano verdi come a casa nostra…solo un pochino di più, e le persone vestivano e andavano in bici pedalando come facevamo noi. Così anche in Germania. Per un po’ il viaggio non riserbò alcun tipo di sorpresa; a Basilea prendemmo l’autostrada, peraltro quasi identica a quella che da Torino arriva fino a Verona. Il divertimento era in auto, per lunghi tratti ero a bordo della Citroen di Bertotti ed era uno spettacolo vederlo gesticolare – con testa e braccio sinistro fuori dal finestrino –  per spronare il resto della comitiva a restargli a ruota: ma era un problema in quanto le altre auto erano una 850 Fiat, una Taunus Ford, un’ Anglia, una 1300 Fiat e una Opel Escort…le altre non le ricordo bene, ma insomma, non erano certo dei bolidi e oggi con quelle vetture pochi si azzarderebbero ad andare anche solo a Bra!

Io e Manio con alcune tedesche

Io e Manio con alcune tedesche

Bertotti era il Sindaco dei “pacchi dono” di Natale, nel senso che a ogni alunno delle scuole elementari e medie il Comune donava un pacco contenente un panettone, una bottiglia di spumante, un gioco e un libro. Così anche i bambini poveri (e ce n’erano tanti all’epoca) e quelli solo un gradino più in su (come il sottoscritto) potevano vantare qualche regalo come i loro coetanei più fortunati. I regali li veniva a consegnare a scuola lui di persona e per questo noi bambini lo consideravamo come una sorta di Babbo Natale. Quando scoprii che il “mitico” Bertotti era dello stesso partito di mio papà e che con lui si dava del tu, ne fui, prima piacevolmente sorpreso, quindi rafforzò in me l’affetto e la stima verso mio padre e forse fu quello il primo segnale che mi fece prendere in simpatia il Partito Comunista Italiano. Ma questo è un altro discorso…

Eravamo rimasti all’autostrada tedesca (dell’ovest) che ad un certo punto finì, e verso sera terminò pure la stradina che proseguiva verso la frontiera con la Germania Est. A notte inoltrata ci ritrovammo in un bosco, dove scorgemmo i primi riflettori piazzati su diverse torrette e quello fu il segnale dell’arrivo al posto di confine. Qualcosa iniziava a cambiare. C’erano ad attenderci i rappresentanti di Neubrandenburg, grazie ai quali (almeno mi pare di ricordare) non patimmo particolari controlli se non alcuni non brevi disbrighi burocratici.

Rimasi affascinato dal luogo e dal momento: dentro la boscaglia di notte, le torrette, i soldati tedeschi che parlavano tedesco come nei film di guerra, di quella guerra voluta proprio dai tedeschi, e poi i riflettori, senza pensare che stavamo entrando in un paese del “socialismo reale” dove regnava la giustizia sociale e la solidarietà, dove non esisteva più lo “sfruttamento dell’uomo sull’uomo” e la libertà trionfava checchè ne dicessero i giornalisti della stampa borghese e della Rai democristiana!

La prima notte la trascorremmo in un grazioso alberghetto di Eisenach  dove bevvi il mio primo bicchiere di birra. Il giorno dopo raggiungemmo Neubrandenburg (180 km circa a nord di Berlino)  e quindi il luogo di villeggiatura, Lychen, a metà strada tra le due città.  La “colonia” era situata in  un’area compresa tra campi coltivati, una foresta e uno degli innumerevoli laghetti di cui è ricca la regione del Mecklenburg. Un luogo delizioso indubbiamente (nonostante le baracche fossero molto spartane), impreziosito da un bel nugolo di ragazze tedesche, sicuramente incuriosite dall’arrivo dei “capitalisti” italiani (ben presto questa divisione “ideologica” andrà a farsi friggere!). Il nostro soggiorno fu arricchito dalle gite a Berlino Est, a Rostock sul Mar Baltico e nella nostra città gemella. Berlino fu un’emozione grandissima, i grandi viali (la Unter den Linden dove avevano sfilato le tragiche armate hitleriane), l’Altare di Pergamo nel Museo Pergamo, l’Alexanderplatz e soprattutto …il Muro! Ecco, ricordo proprio quel momento quando, sceso dal pulman, mi sentii proprio dall’altra parte dell’Europa. Una foto in bianco e nero con Marianne, la “mia ragazza del campeggio”, ingentilii decisamente quel muro grigio tirato su solo 7 anni prima. Avevo 14 anni e non mi potevo rendere conto di quanta libertà stesse negando quel manufatto realizzato nel 1961 per volontà dei “compagni” tedeschi e russi. Ma andiamo avanti con un altro pezzo di storia: emozione e commozione colse tutti noi  quando visitammo il  campo di concentramento di Ravensbruck  situato poco lontano da Lychen, anch’esso adagiato sulla sponda di uno dei tanti laghi e per questo raggiunto in battello. In quel “campo femminile” vi trovarono la morte circa 50.000 donne tra cui numerose italiane. Sull’apposito sito internet potete trovare tutte le informazioni su Ravensbruck, e le drammatiche testimonianze di alcune sopravvissute.

Un giorno (eravamo nella terza decade di agosto) si verificò un episodio originato da un fatto che potei comprendere  solo una volta tornato  in Italia. Il pulmino messoci a disposizione per una gita dai “gemelli tedeschi”, fu bloccato da un carroarmato con la stella rossa ben visibile sulla “carrozzeria”. Due soldati russi salirono sul pulmann richiedendo informazioni sull’allegra brigata di giovincelli. Non accade nulla di particolare, dovemmo solo esibire i nostri documenti e dopo pochi minuti il motore del torpedone tornò a rombare. Si trattò di una “misura di sicurezza” messa in atto dall’ Armata Rossa (!) in riferimento a quanto stava accadendo proprio in quei giorni in un Paese “fratello” della Germania Est: era il 21 agosto e le truppe sovietiche avevano invaso la Cecoslovacchia mettendo la parola fine alla “primavera di Praga” e al tentativo di creare, aldilà della cortina di ferro, un paese socialista “dal volto umano”.

Neubrandenburg, di origini medioevali,  si presentò ai nostri occhi come un luogo ospitale. Mi colpì in particolare la grande Casa della Cultura, una sorta di grattacielo dove ogni piano corrispondeva ad un’attività diversa: dall’artigianato alla pittura, dalla scultura alla fotografia, dai laboratori di chimica a quelli di interpretariato,  dalla musica al balletto. Il tutto associato ad un’ampia biblioteca. Ai lati della piazza antistante si ergevano un moderno hotel (dove tentai di ingurgitare un orrendo brodino di cavolfiore) e un supermercato dove comprammo i souvenir destinati ad amici e genitori. Mi piacquero le mura medioevali, con annesse le 4 porte d’ingresso al centro cittadino risalenti a quell’epoca, e infatti Neubrandenburg si fregia del titolo di città delle “Vier ports”. La visiterò in altre due occasioni, ma solo dopo la caduta del Muro.

I giorni a Lychen trascorsero in modo stupendo e non poteva essere diversamente. Sotto la tutela del tuttofare Harry ci divertimmo un sacco: le ragazze tedesche ben disposte verso di noi (li ci fu il mio primo vero e sospirato bacio  con la 17enne! Marianne), le feste, le passeggiate nel confinante bosco (da fiaba), i bagni (freddini) nel lago…i tanti  episodi sono rimasti vividi negli anni a venire. A proposito del “tuttofare”, l’ho rivisto 30 anni dopo in occasione di una mostra su Collegno che portammo ed allestimmo proprio a Neubrandenburg. Saputo dell’evento, Harry (un uomo alto e robusto e quindi buono per tutte le evenienze in fatto di manutenzione), venne a curiosare con la speranza di trovare uno dei bambini del ’68…e trovò me. La commozione di entrambi fu enorme così come il mio stupore nel vedere un album che quel “gigante-buono” portò con se e che mi pregò di guardare: alle pagine erano fissate tutte le cartoline che, una volta tornati in Italia, noi ragazzini gli spedimmo nei mesi successivi. Sempre in quell’occasione, era il 1998, mi recai a visitare quel luogo: le baracche – ristrutturate ma non troppo differenti ai miei ricordi – erano sempre li, così anche il praticello che degradava fino al lago e il bosco di fiaba; solo la campagna era pressoché sparita e sostituita da tante casette per le vacanze. Da una di queste uscì una persona che, vedendomi lì tutto assorto e un pò inebetito ad osservare quel luogo, chiese il motivo della mia presenza. Gli spiegai, o almeno cercai di spiegargli – con annesso groppo in gola – che trentanni prima ebbi la fortuna di trascorrere in quel posto fantastici  giorni di vacanza, tra i più gioiosi della mia vita.

Foto di gruppo con la bandiera della DDR

Foto di gruppo con la bandiera della DDR

Negli anni a venire, con alcuni compagni di viaggio mantenni qualche rapporto, con qualcun altro ci rincontrammo “molto dopo” con altri ci siamo persi per strada. Gianni, il più piccolo e vittima di tanti nostri scherzi, è oggi volontario dei Carabinieri in congedo a Collegno. Una ragazza di cui non ricordo il nome un giorno mi confessò che quella della DDR fu la  vacanza più bella della sua vita. Michele – il più estroverso del gruppo e che aveva maggior successo con le tedesche – ha realizzato e ristrutturato con la sua azienda quasi tutti gli impianti di sci piemontesi e dell’arco alpino ma purtroppo ha perso di recente suo fratello Giovanni, anch’esso un “tedesco” che per anni tentò di sposare – senza riuscirci – una ragazza di Neubrandenburg. Con Manio, il mio vero amico della combriccola, abbiamo condiviso le passioni politiche fino ai primi anni settanta. Luciano ha sposato Anna Maria, una mia compagna di scuola, hanno avuto un figlio Alberto che oggi è team manager della Ducati coronando così il suo sogno. Con Rosanna mi sento su “feisbuk” (per certi versi strumento fantastico) e  Fiorella la vedo in occasione di iniziative del Comune e dell’Associazione amici della Scuola Leumann, Franca…beh, di Franca ero segretamente innamorato da almeno due anni, da quando la vedevo salire i gradini della Don  Minzoni. Ero timido, impacciato, non bellissimo e soprattutto “cotto”. Solo i baci di Marianne mi diedero, allora, la forza di non pensare a lei. Lei che non mi considerava, che non mi vedeva, che non si ricordava…si perché una sera, durante una rimpatriata per i 50 anni la ritrovai e lei, Franca, confessò di non sapere chi fossi, ne di me in quel ’68….nulla di nulla. Dopo un liberatorio “vaffa…” le imposi di consumare la cena vicino a me, dove gli raccontai – con suo enorme stupore – tutte le mie pene d’amore per lei. Fu una magnifica serata!

Due righe sul vero protagonista di quel viaggio: Ruggero Bertotti, il Sindaco che volle fortemente gemellarsi con tante cittadine europee. Bertotti aveva una grande somiglianza con l’allora popolarissimo attore comico francese Louis de Funès.  Grazie a quel sindaco e agli edifici scolastici da lui voluti e nati come funghi nei primi anni sessanta, tanti bambini collegnesi poterono frequentare gli asili nido, le scuole materne ed evitarsi i secondi o tripli turni nelle scuole dell’obbligo. Per non parlare dei servizi sociali, delle strutture sportive e dei centri d’incontro. In quegli anni Collegno cominciò a diventare un punto di riferimento importante per tutta la cintura torinese….Torino compresa. Quei ragazzi del 1968 sono certo che lo ricordano ancora oggi per averci regalato quelle fantastiche giornate tedesche.

24 pensieri su “1968, nella “misteriosa” Germania Est (D.D.R.)

  1. Luciano in ha detto:

    Grazie Maurizio, hai riportato a galla dei ricordi indimenticabili. Luciano

  2. Maurizio, sono d’accordo con Luciano , mi hai riportato indietro negli anni, eravamo come dici tu più giovincelli , io allora avevo un’Anglia Torino poi sono passato alla Escort (in quei tempi le “altre” non si chiamavano così) non ho vissuto il tuo viaggio in Germania , ero andato a Cerdagnola …sul pulmann ormai prossimo alla pensione della Collegno Calcio con Cirella (io lo chiamo Pinter) … anche lì bei ricordi eravamo tutti più semplici e meno esigenti! Come non ricordare il caro Bertotti quando mi ha convocato nel suo ufficio ed ha voluto che fondassimo il Gruppo Fotografico “Il Fotogramma” nell’ex Maggiora Segmenti .
    e tanti altri ricordi …
    CiaoMaurizio

    • Essì, non ci sono più le “Escort” di una volta!
      Eravamo più semplici, meno esigenti…e anche più gggiovani, e i giovani hanno oggettivamente meno scorie sul groppone.

  3. fiorella ceccato in ha detto:

    Che emozione grazie, ma quanti ricordi hai ancora così vivi e freschi da raccontare:
    Mi piacerebbe tanto incontrare qualcuno della compagnia: Ricordo Tonino (come piccolo del gruppo) ricordo il Gigante buono con affetto (ricordi che spesso tirava fuori un pettinino che infilava tra le dita e si aggiustava i capelli? Ricordi le sue lacrime al campo di sterminio femminile?) Ricordi il fotografo che ci accopagnava, eeravamo tutte innamorate di lui!!! E gli adulti che erano con noi? Con SASSI avevo parlato molto di Neubrandeburg e insieme ci eravamo ripromessi di organizzare un viaggio….
    Non sapevo di Claudio Finotello, mi spiace

    Grazie ancora e salutami Manio
    con affetto Fiorella

  4. Caro Maurizio, bel blog, un po’ troppo scritto ma nel proseguire calibrerai meglio gli spazi. Sulla DDR, valutazioni storiche a parte, un pezzo della nostra adolescenza gioventù . Ciao ed a presto. Roberto Placido

    • Ma che sorpresa Roberto! Con tutto quello che hai da fare trovi pure il tempo di seguire il mio blog? Ti ringrazio tanto. Nel merito del blog e come ho cercato sinteticamente di spiegare nel “chi sono”, ho un rapporto poco intimo con il “mezzo informatico” e di fatto il poco che lo curo (dal punto di vista estetico) lo faccio con la collaborazione con il mio amico Carlo, che ringrazio sempre, ma cercherò di far buon uso del tuo consiglio.
      Speriamo che il prossimo lunedì ci porti buone notizie. Mah!

  5. Cara Fiorella non riesco ad inserire questo testo in risposta al tuo, quindi lo metto qua:
    ” Salutarti Manio? Speriamo di trovarlo, mi pare viva in Francia. Cmq ci provo.
    Ho sempre conosciuto ragazze innamorate di altri….Ho dimenticato di scrivere che voi ragazze (di Collegno) eravate proprio carine.” Maurizio

  6. Catia in ha detto:

    Ciao Maurizo, potresti scrivere un libro… Che bello ricordare gli amici, le auto, le canzoni di un tempo e gli amori…

  7. ivano donegatti in ha detto:

    e si ! lui non c’è più da ormai 8 anni, mio padre.
    leggere mi è sembrato di sentirlo parlare come faceva con me un tempo
    grazie.
    anche se tutto è cambiato i ricordi non cambiano
    e penso che sia bello averli o trovare altri che ti aiutino a rispolverarli .

    ivano donegatti

  8. Omar in ha detto:

    Hai la capacità di coinvolgermi nei tuoi viaggi quesi fossi stato presente anch’io. Bravo Mauri.

  9. .BERLIN X FESTIVAL MONDIALE DELLA GIOVENTU’ 1973

    “Ci fu un tempo”, ho raccolto foto, appunti, testimonianze di un ambiente del passato, colti nel momento incerto e significativo di un paese scomparso, evaporizzato senza lasciar traccia….anzi, una traccia c’è : i ruderi dell’ex muro di Berlino.

    ….in particolare mi colpì la frase: “la delegazione Italiana raccomanda a tutti di non chiamare “muro” cosa vedrete davanti alla porta di Brandemburgo alla fine della Unter den Linder (Viale dei Tigli) ma “Confine di stato, frontiera di protezione antimperialista e fascista!”

  10. Oggi ho incontrato casualmente una delle ragazze che erano con me in quel lontano ’68. Nelracconto l’ho relegata tra gli “…e altri ancora”. Si tratta di Cristina (la quinta da destra nella foto di gruppo insieme al Sindaco Bertotti), sorella di un altro compagno di viaggio. Il più giovane, quello che ho chiamato Gianni, che però si chiamava e si chiama Antonio. Chiedo venia.

    • Ciao Maurizio, sono felicissima di aver parlato con te stamattina e di aver rispolverato con te dei bellissimi ricordi della nostra adolescenza. Fu una vacanza bellissima anche per me è senz’altro anche per mio fratello Antonio/Tony che era il “piccolino” del gruppo. Mi hai inserito nella tua descrizione tra gli “altri” perche’ ero molto timida e con un sacco di complessi e tu eri molto preso dalla tua tedeschina! Hai una memoria eccezionale, ricordi moltissimi particolari che a me col tempo sono sfuggiti….. Ricordo però benissimo il sindaco Bertotti che era una persona squisitamente speciale alla quale mi sentivo e mi sento molto legata. Complimenti per il tuo blog! Molto interessante! Un abbraccio e se vedi qualcuno di quella compagnia salutamelo. Io, a parte Michele F. non vedo più nessuno.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: