Maurizio e dintorni

appunti di viaggio….ma non solo

1973 – Berlino Est, Festival Mondiale della Gioventù

 Come rappresentante della Fgci di Collegno fui delegato a partecipare al 10° Festival Mondiale della Gioventù (Weltfestspiele der Jugend und Studenten) che si sarebbe tenuto a Berlino Est dal 28 luglio al 5 agosto. Il meeting, organizzato dalla “Federazione Mondiale della Gioventù”, si svolgeva ogni 4 anni in una delle capitali dei Paesi comunisti e combinazione volle che la destinazione del mio secondo viaggio all’estero fosse nuovamente la Repubblica Democratica Tedesca (Deutsche Demokratische Republik).

  Le poche notizie che su questo avvenimento si possono trovare, sia sulla carta stampata che sulla rete, parlano di “Festival della gioventù comunista”, e nella sostanza era così, anche se – a Berlino ’73 – della delegazione italiana facevano ufficialmente parte delegati del Movimento Giovanile della DC, della FGSI (giovani socialisti), rappresentanti dei giovani repubblicani e di associazioni come le Acli, l’Arci-Uisp ecc.  La delegazione italiana era guidata da Renzo Imbeni, segretario nazionale dei giovani comunisti italiani che dopo alcuni anni diventò un’indimenticabile Sindaco di Bologna.  Responsabile organizzativo, ma non solo, Piero Fassino. Noi “torinesi” eravamo un centinaio, una consistente fetta dell’intera delegazione italiana forte di oltre 1.000 unità. Appuntamento per tutti Trieste, da dove, in treno avremo raggiunto Berlino e la DDR attraverso la Jugoslavia, l’Ungheria e la Cecoslovacchia.

 Prima di andare avanti una breve premessa: la sintesi, necessaria soprattutto per chi legge, è quasi sempre d’obbligo. Purtroppo non è il mio forte e, in questo caso, è più che mai difficile. I ricordi, riposti per anni, tornano man mano che la “penna” scorre. Dovrei dividere il racconto per capitoli: uno politico, l’altro turistico, altri ancora dedicati alle storie di amori e di amicizie. Procederò invece come un viaggiatore, come chi si perde per le stradine di una grande metropoli, come piace a me, senza una meta precisa, …così come viene.

  Io ed Elvio (amico della compagnia di Via Sestriere e compagno della Fgci di Rivoli) fummo accompagnati dai rispettivi papà a Porta Nuova la sera del 24 luglio, dove ci aspettava un Fassino impegnato col megafono a recuperare tutti, soprattutto chi, come il sottoscritto, partì solo grazie all’iscrizione su un “passaporto collettivo”. Di Collegno c’ero io e Daniela Manzi della Fgci, Franco Tigani della Fgsi, e – mi par di ricordare – anche un rappresentante del Movimento giovanile della Dc di cui purtroppo non ricordo il nome. Comunque tutti componenti della Consulta comunale della Gioventù di Collegno. Collegnese era anche Walter Morizio, delegato nazionale per i giovani repubblicani. All’ultimo momento partecipò anche Renato Spagnotto in sostituzione del fratello Manio, mio compagno di vacanza cinque anni prima a Neubrandenburg.

 Arrivammo a Trieste al mattino, colazione presso la Casa del Portuale, poi partenza in nottata, prima tappa il mattino a Lubiana dove fummo accolti, con relativa manifestazione, dalle autorità cittadine. Prime conoscenze femminili, purtroppo “troppo brevi”, e in quanto organizzatori Fassino-dipendenti, io e qualche altro torinese distribuimmo i cestini viaggio” ai “mille”. Inutile dire che in treno il clima era di euforia: per tanti di noi era il primo grande viaggio della vita e la partecipazione al festival era solo l’occasione per stare insieme senza tante regole familiari da seguire e anche la possibilità di “sgarrare” un po’. Negli scompartimenti, a sei, si cantava, si creavano nuove amicizie molte delle quali sarebbero durate negli anni. Volevamo divertirci prima che il festival (magari un po’ palloso) ci assorbisse totalmente. Temevamo un po’ la rigidità dei protocolli, dettata tra l’altro dai rigidi tedeschi. Sebbene non credessimo alla propaganda della “stampa borghese” – che dipingeva a tinte fosche la realtà dei paesi “d’oltre cortina” – temevamo che quelle giornate potessero essere segnate da estenuanti controlli sulla nostra vita quotidiana. Ma l’accoglienza popolare che ci veniva tributata già nelle stazioni in cui ci fermavamo o anche solo rallentavamo, ci fece ben sperare: sulle banchine delle stazioni ovunque bande musicali, pionieri che sventolavano i loro fazzoletti colorati e tanti fiori…insomma un qualcosa che nessuno di noi avrebbe immaginato. Nessuno chiuse occhio quella notte e al mattino del 27 arrivammo un po’ tutti rintronati a Berlino, cuore della Germania divisa.

  Il luogo del nostro alloggiamento era fissato nel quartiere di Lichtenberg, periferia est di Berlino Est, in uno dei tanti nuovi palazzi – stile sovietico –  costruiti per l’occasione, in Coppistrasse (Via Coppi, dedicata ad un  antifanazista tedesco). Nostri “vicini di casa” la piccola delegazione di San Marino e quella rumena, non giovanissima, molto inquadrata e anche invidiosa nel vedere gli scanzonati e indisciplinati italiani. Chi l’avrebbe detto che dopo circa 30 anni ne avremo conosciuti tanti di rumeni e proprio a “casa nostra”. Poco distante i giapponesi e i palestinesi. I pasti, self service, ci venivano serviti nella piazza di quel quartiere, in un grande tendone  dove ci si ritrovava con tanti altri giovani provenienti da ogni parte del mondo. Li vicino la fermata della Metro di Magdalenenstrasse, da dove partivamo ogni giorno per raggiungere Alexanderplatz.

  La stanza la dividevo con Elvio, Piero e il compagno Beretta di Cuneo. Mi pare fosse dei nostri anche Teddy, futuro segretario provinciale della Fgci torinese. Elvio era lo “zelante” braccio destro di Fassino. Partecipava abbastanza diligentemente alle iniziative, ai dibattiti e alle manifestazioni “internazionaliste”. Io, che a mia volta dovevo essere il braccio destro di Elvio, non fui altrettanto disciplinato: partecipai alla manifestazione d’apertura, di striscio a quella di chiusura e con molta convinzione a quella di solidarietà con i palestinesi, presente Arafat. Già allora superscortato.  Per il resto quel Festival fu per me l’occasione di conoscenze soprattutto femminili, ma ebbi la fortuna di conoscere diversi amici-compagni: due su tutti, Filippo Parigi – giovane socialista torinese e Giovanni Fasanella – un compagno romano a quel tempo trapiantato a Torino, futuro giornalista parlamentare de l’Unità, dal 1988 a Panorama, e autore di diversi coraggiosi libri sui misteri d’Italia. Con loro trascorsi alcuni giorni, dando appuntamenti a decine di ragazze, molti dei quali saltati per il “sold out” delle nostre agende. Il luogo di ritrovo era per tutti l’Orologio del Tempo in  Alexanderplatz. Una struttura che, come la vicina Ruota della Televisione, gira continuamente mostrando l’ora nelle varie parti del mondo.

 Karin, Gisella, Krista, Martina, Marion, Carmen, Evelyn, Steffi, Petra, ecc ecc sono i nomi che ricordo, soprattutto grazie alle tante lettere ricevute successivamente, con le quali quasi tutte mi chiedevano di parlare dell’Italia, del “tuo bel paese pieno di arte” come mi scriveva Paula. Qualcuna mi chiedeva di tornare, ma non se ne fece nulla anche per la sciagurata politica di isolamento praticata dal regime tedesco-orientale. Pochi giorni fa – in compagnia di mia figlia – ho letto  alcune di quelle lettere e non sono pochi i sensi di colpa nell’aver lasciato qualche speranza o nel non aver mai risposto ad alcune di loro “Perche Maurizio, non risponde a mia lettera…” mi domandava Renate. Tutte o quasi, facevano parte della FDJ (Freie Deutsche Jugend, la Libera gioventù tedesca) in pratica la gioventù comunista, che inquadrava nella Germania Est milioni di ragazze e ragazzi molti dei quali, molto probabilmente, aderivano solo per opportunità o necessità. In quei giorni Berlino Est fu invasa, oltre che da noi stranieri, anche da decine di migliaia di loro, proveniente da tutta la DDR, indossando la loro divisa, una camicia blu riportante sul braccio sinistro il simbolo del sole, color oro. Ho avuto l’impressione che in quei giorni fossero liberi (e la mia esperienza me lo confermerà) di girare con chiunque a tutte le ore…evidentemente il regime volle dare in quei 10 giorni un’immagine di tolleranza. Si respirava aria di amicizia e di solidarietà. Attraversare Alexanderplatz, il cuore pulsante della città, era per noi stranieri un’ impresa, in particolare per gli italiani e i francesi: richiesta di autografi, scambi di spille, gadget vari. Sulla piazza imperversava un gioco molto partecipato da noi italiani, una sorta del gioco della bottiglia: solo che chi stava al centro poteva scegliere chi baciare; i due si inginocchiavano, e di fronte a decine di occhi le labbra dei due si fondevano in lunghissimi “french kiss” …che fruttavano appuntamenti per la sera o il giorno dopo. Le ragazze prediligevano i ragazzi con i capelli neri e i baffi “acchiappavano”. Il colore della mia zazzera era nero corvino e avevo un bel paio di baffi spioventi…alla Mark Spitz! Una pacchia!

  La città era superaffollata, colorata, la gente sorridente. Tutto, ai miei occhi, appariva…bello, entusiasmante. Persino la lingua tedesca mi sembrava dolce e gentile. Oggi, ripensando a come fosse allora il mio stato d’animo, direi che l’entusiasmo prese il sopravvento sulla razionalità. Beh, debbo dire francamente che…andò bene così!

 Ma andiamo al primo giorno, alla manifestazione d’apertura. I delegati del “10° Weltfestspiele der Jugend und Studenten” (letteralmente Festival mondiale della gioventù e degli studenti) erano 25.000 in rappresentanza di 140 paesi! Corteo con partenza dalla centralissima Marienkirche con obiettivo finale lo “Stadion der Weltjugend” in Chausseestrasse, attraversando la Unter den Linden (il famoso viale dei tigli) e successivamente la lunga  Friedrichstrasse. I principali viali e le strade del centro erano tutte tappezzate di bandiere tedesco orientali (quelle con il martello e il compasso) e del Festival, striscioni e cartelli inneggianti alla pace nel mondo e all’ amicizia tra i popoli, in linea con l’inno ufficiale dal titolo: Frieden, Freundschaft, Solidaritat. Ai lati una folla oceanica, la gente abbarbicata sui muretti delle case, sugli  alberi, dappertutto, per vedere e anche stupirsi che gran parte degli slogan e delle parole d’ordine antimperialiste scandite da quei giovani erano più o meno le medesime usate dai loro governanti. Noi, o i più giovani di noi, non potevamo sapere che in quel momento stavamo obiettivamente dando un supporto ad un regime che stava usando il “festival” per mascherare le proprie contraddizioni, la mancanza di democrazia e di libertà a cui era soggiogato il popolo tedesco-orientale. Secondo quanto riporta il sito “jugendopposition.de” in occasione del Festival sarebbero  state diverse centinaia gli oppositori berlinesi che vennero allontanati dalla capitale.  In quel ’73 noi giovani comunisti eravamo ancora convinti della bontà  di quella società, o perlomeno del fatto che i lati positivi fossero nettamente superiori a quelli negativi. Tra l’altro la Repubblica Democratica Tedesca era il Paese comunista economicamente messo meglio e il mondo era ammirato dei grandi successi della DDR nello sport, e il sospetto (poi diventato certezza) del doping era ancora lontano. E poi la comune battaglia a fianco del Vietnam contro il gigante americano, per i diritti dei palestinesi ad una loro patria, per la libertà dal colonialismo portoghese dei paesi africani, Che Guevara, Angela Davis e altro ancora ci accomunava. Ci sono due film che danno il senso di cosa fosse la Germania Est e che consiglio di vedere, o comprarne il dvd: il drammatico “Le vite degli altri” del 2006 vincitore dell’Oscar per il miglior film straniero, il divertente “Good bye, Lenin” del 2003 e il recente – del 2012 – “La scelta di Barbara” premiato con l’Orso d’Argento a Berlino.  Ma in quei giorni molti di noi ed io con loro, pensavamo “anche” ad altro…del resto è proprio il caso di dirlo “siamo uomini o caporali ?”.

 Ritorniamo alla manifestazione d’apertura. Avete presente le Olimpiadi con la sfilata delle delegazioni? Quella a cui partecipammo fu una fotocopia dell’inaugurazione dei giochi olimpici. Come ogni delegazione, entrammo nello stadio – percorrendo l’intera pista d’atletica – preceduti dallo striscione  con su scritto “ITALIA”, vestiti alla bisogna: pantaloni bianchi e maglietta azzurra. Ci accolse un boato e personalmente fui pervaso da un’ autentica commozione unita a stupore! 40-50 mila persone sugli spalti ad acclamare gli ospiti stranieri e noi, e io tra loro! Mai me lo sarei aspettato.

 Una giornata, quella di Berlino, che da allora è rimasta impressa nella mia mente.

 Poi seguirono i giorni di festa. Intensi, come non mai. E tanti aneddoti. Una notte venni fermato dalle guardie di frontiera in quanto, io e il compagno Lolli, commettemmo l’errore di aggrapparci alla rete metallica, che insieme alle torrette, faceva parte “dell’arredamento” del Muro! Avevamo appena accompagnato due ragazze che abitavano li vicino e prima di riprendere la via di casa pensammo bene di guardare “da vicino” come fosse il muro che divideva due mondi. Dopo pochi secondi, alle nostre spalle, piombarono due o tre automezzi da dove scesero militari con torce e armi in pugno ad intimarci “l’alto là”. Mi sembrava di essere piombato in un film di guerra. Fortunatamente tutto si risolse grazie ai nostri “pass” e, dopo una tappa in gendarmeria, fummo accompagnati in Coppistrasse a bordo di un cellulare della polizia dove ad attenderci c’era  un incazzatissimo  Fassino.

  E che dire dell’incontro con un medico russo che diceva di chiamarsi Zivago, dotato tra l’altro di un perfetto italiano con un accento vagamente napoletano. “Non ci credo, neanche se mi fai vedere i tuoi documenti” gli dissi. Estrasse il suo passaporto… non ho mai saputo se la sua professione fosse proprio quella del medico, ma il suo cognome rispondeva proprio al personaggio del romanzo di Pasternak! Insieme ad altri amici, passammo una parte della nottata a ridere e scherzare seduti ai bordi della grande fontana in Alexanderplatz.

 Conobbi anche (o soprattutto) Regina, una ragazza di Schwerin con la quale trascorsi dei gran bei momenti, mai trascorsi fino ad allora! Con lei, la sua amica e Filippo (il compagno socialista di Torino) diventammo quasi inseparabili negli ultimi 3 giorni del festival. Una sera rischiammo di essere chiusi in un parco: il guardiano dopo aver chiuso il cancello quasi sembrò fregarsene delle nostre proteste, ma la mia determinazione nel gridargli quello che pensavo di lui (meno male che non capiva la mia lingua) fu tale che, pur borbottando, tornò sui suoi passi.

 Una sera mi persi dopo aver accompagnato a casa una ragazza berlinese, abitava in periferia; per fortuna trovai la polizia che, una volta caricato sul cellulare, mi accompagnò “a casa”. Sull’automezzo della Wolkspolizei c’era tutto il gruppo del Canzoniere Internazionale – o forse il Canzoniere delle Lame – (due gruppi musicali politici allora abbastanza affermati in Italia) con i quali cantai per tutto il percorso. Per fortuna quella sera ad attendermi non c’era  Fassino.

 Elvio (tuttora mio grande amico) mi controllava, o meglio, prendeva atto della mia negligenza politica. Io cercavo di non farmi trovare…insomma un simpatico teatrino che in quei giorni interpretammo nel migliore dei modi.

  E venne il giorno degli adii. Mi stavo divertendo troppo e avevo intimamente sperato che una improvvisa (quanto impossibile) crisi diplomatica tra l’Italia e la DDR ci costringesse a rimane in terra tedesca ancora un po’.  Il destino, lo Spirito Santo & C. vollero che ciò non accadesse e il treno si mosse da Berlino con tante ragazze piangenti che salutavano gli “italianische jungen”.

 Non devo scomodare il titolo di un famoso libro per definire quelli, i dieci giorni che sconvolsero…..molti di noi, io compreso. Stupendi, soprattutto perché inattesi nella loro eccezionale densità di emozioni.

  Chi in un modo, chi nell’altro ci divertimmo tutti. A Berlino molti di noi trovarono emozioni di ogni tipo, certezze sul valore o meno del comunismo, nuova linfa per le lotte che ci attendevano nei mesi successivi.

  Purtroppo qualcosa di grave accadde solo un mese dopo, in Cile. Il governo popolare presieduto dal socialista Salvador Allende fu rovesciato da un golpe militare guidato dal generale Augusto Pinochet. Migliaia di giovani aderenti ai partiti di sinistra furono deportati e uccisi, lo stesso Allende si suicidò per non cadere tra le mani dei golpisti dopo aver difeso – armi in mano – il palazzo della Moneda, sede del governo democraticamente eletto.  La condanna, lo sdegno di milioni di persone si concretizzerà in numerose e affollate manifestazioni con gli immancabili Inti Illimani. Nel novembre di quell’anno Torino fu sede di una grande dimostrazione di solidarietà verso il popolo cileno, con la presenza di oltre 150.000 giovani provenienti da ogni parte d’Europa, ricordo che quel giorno partecipò anche una delegazione della FDJ. Purtroppo la democrazia tornerà in Cile solo 17 anni dopo.

  Anche a causa dei fatti cileni in Italia il leader del Pci Enrico Berlinguer lanciò la proposta del “compromesso storico”.

  Il 9 novembre del 1989 il Muro di Berlino fu abbattuto e con esso la DDR.

Prima di allora tornai nella Germania Est un’altra volta, nel 1987, con Silvana, Marina e l’immancabile Elvio. Un bel viaggio che racconterò nelle prossime puntate.

 Dopo la riunificazione della Germania, vi tornai nel 1992 e nel 1998. Mi colpì come in quegli anni i tedeschi dell’ovest  definissero gli ex DDR “quelli dell’altra parte” …ma  questo sarà materia per un altro capitolo.

                                                                              FOTO

13 pensieri su “1973 – Berlino Est, Festival Mondiale della Gioventù

  1. Dado in ha detto:

    Sono sincero, non ho letto proprio tutto … mi riprometto di farlo! Però ho visto che fai riferimento ad un “Elvio”.

    Si tratta di Elvio Pani che ora sta ad Alpignano? Se è lui sappi che è anche un mio carissimo amico che tra l’altro è capogruppo di SEL ad Alpignano.

    Sempre se è lui, vien da dire come sempre che il mondo non è così grande come sembra.

    Un caro saluto, DADO

  2. Franco Poltronieri in ha detto:

    Ciao Maurizio,il mio commento non può’ che essere positivo?Il servizio ben sviluppato. E poi le foto della ricorrenza del vostro matrimonio,molto belle , continuate,continuate. Auguri, un caro saluto a tutta la famiglia. Grazie !

  3. Umberto in ha detto:

    Bravo Maurizio, un bel racconto, dove si capisce che sono importanti le cose che fai nella vita, ma soprattutto è importante con chi le fai!

  4. Ameria in ha detto:

    Bravo Maurizio, bel racconto e bellissime foto ” d’antan”
    Io, come forse saprai, sono andata a Neubrandeburg – con fermata d’obbligo a Berlino – in delegazione per la Festa della donna nei primi anni 80 ( non so più con esattezza).
    Ho ricordi di una Berlino abbastanza vuota, un po’ tetra, molto ordinata, di quell’ordine che fa pensare più ai cimiteri che alla vita; l’Alexander Platz mi è apparsa enorme ( in effetti è grande, ma ingigantita dal ricordo e dal deserto), con rari veloci passanti, poche auto, ovviamente niente insegne pubblicitarie nè luci.
    Incombeva la porta di Brandeburgo marziale e solenne, coi cavalli di frisia e i soldati armati davanti.
    A Neubrandeburg ricordo scarsi negozi con poca merce e molte code, soprattutto code lunghissime davanti ai negozi dei fiorai (questi belli e anche forniti) per l’8 marzo.
    Ricordo incontri ufficiali con autorità insospettite dal mio desiderio di estraneità rispetto ai due blocchi incombenti ( ovest versus est: ma devo proprio scegliere? tertium proprio non datur???).
    Last but not least, ricordo che alle nove di sera alla mia camera d’albergo ha bussato il vice sindaco della città, con grande mazzo di fiori!
    La serata non è andata come nelle sue probabili aspettative perchè ero in camera con una signora socialista ( Miranda ..???) e soprattutto perchè il mio cuore inguaribilmente monogamo batte la stessa canzone da ormai tanti anni!
    Siamo tornati a Berlino in occasione del Capodanno 2002, per l’inizio dell’Euro:
    è stato emozionante! Se non ci fossero stati gli stessi cavalli sulla Porta di Brandeburgo avrei pensato di essere in un’altra città: niente più soldati, ma gente che ballava, suoni, musica, colori ,un bancone di bar all’aperto tutto di ghiaccio. Ci scambiavamo le monetine da centesimi di Euro come promessa e speranza che l’Europa quella famosa terza strada stava iniziando a percorrerla.
    Dopo più di 10 anni, comincio a pensare che forse è stato solo il bellissimo “sogno di una notte di Capodanno”!
    ciao
    Ameria

    P.s. Se non fossi sciovinista, direi che il Museo del cinema di Berlino è più bello, no vabbè, bello quanto quello di Torino

  5. Ciao Maurizio, di affido il mio punto di vista, le mie considerazioni come partecipante al Festival del 1973.

    L’attenzione del mio racconto, il mio viaggio nel tempo, che parla di cose vissute, evidenziando il fatto che un motto dice che il passato è pur sempre qualcosa che si presenta nel futuro, “avvolte ritornano…..”

    Tutto è cominciato tanto tempo fa, allora ero un ragazzo di 20 anni, presentai all’ ANPI locale (Associazione nazionale partigiani d’Italia) un manifesto per ricordare l’anniversario del 25 Aprile.
    Eravamo nel Marzo del 1973. Con la presentazione del manifesto ( ho trascritto ad acquerello, una lettera di un condannato a morte, attorniata da sfumature dipinte con i colori del tricolore) l’assessore Eugenio Garambois ( medico e prestigioso esponente dell’ANPI) con il Consigliere Taranto, per gratitudine e come premio, mi dissero che ad Agosto sarei stato tra i partecipanti alla decima edizione del Festival Internazionale della gioventù dal 28 al 5 Agosto a Berlino Est, capitale della Repubblica Democratica tedesca.

    Il Viaggio, ho rischiato di non partecipare ( visti i tempi) richiedere il passaporto ed inoltrarlo alle autorità dell’ambasciata di Roma della DDR per la visita turistica, ci volevano almeno otto mesi…Il Governo Italiano aveva riconosciuto la DDR nel Febbraio del 1973, alcuni mesi prima, della mia partenza, fu accordato (grazie all’interessamento della Federazione Torinese del PCI ) di fare un passaporto collettivo con carta individuale, specifico per quell’evento, che conservo: “Dieses Dokument berechtigi in Verbidung mit einem gultigen pab bzw”. Personaldokument zur einmaligen Eintrese in die Deutsche Demokratische Republik.

    Partirono da Caselle, altri giovani, ma a differenza del mio viaggio premio, erano invitati quali rappresentanti dei partiti : dalla DC ai Socialisti e Comunisti: Federico Zavatteri, Giorgio Aghemo, Divara Vincenzo, ed Emilio Brachet……
    La delegazione di Torino si trovò puntualmente il 26 Agosto al mattino a Porta nuova, il responsabile dei giovani provenienti dal Piemonte era Piero Fassino.
    Viaggio in treno da Torino a Trieste. Arrivo e grande concentramento di centinaia di giovani provenienti da tutt’ Italia, subito salimmo su di un treno speciale : ” carrozze a scompartimenti da sei posti, con la locomotiva a carbone!”
    Per un lungo ed interminabile percorso ( circa 24 ore) attraverso gli Stati del Socialismo reale…
    Quando il treno rallentava o entrava in gallerie, una parte della fuliggine del carbone bruciato dalla locomotiva entrava negli scompartimenti…. Jugoslavia; prima tappa Lubiana, poi Zagabria, Budapest, Praga, Dresda e Berlino.
    Ad ogni fermata una delegazione ufficiale del Partito e delle autorità ci dava il benvenuto, banda musicale, gruppo folkloristico, offrendoci cibo e bibite.
    Fassino, e altri capi delegazione con funzionari del Partito arrivati da Roma, avevano uno scompartimento riservato….
    Ricordo un particolare interessantissimo: io ero convintissimo di andare nella città più famosa del mondo, quella divisa in due dal muro!

    Fassino passava tra gli scompartimenti, con una borsa piena di ciclostilati, in un volantino c’era scritto il comportamento che avremmo dovuto tenere una volta arrivati, in particolare mi colpì la frase: “la delegazione Italiana raccomanda a tutti di non chiamare “muro” cosa vedrete davanti alla porta di Brandenburgo alla fine della Unter den Linder (Viale dei Tigli) ma “Confine di stato, frontiera di protezione antimperialista e fascista!”

    Poi la raccomandazione di portare sempre assieme carta di identità e il Personaldokument.
    Nonostante il viaggio faticoso e privo di confort, era Agosto e anche con i finestrini aperti, ( ma si era giovani, e per me era un avvenimento importante) l’odore dei piedi e sudore cominciava a farsi sentire….l’allegria non mancava, ci si spostava da una carrozza all’altra, tra canti di “lotta” e spuntini, tra birra, chitarre e vino, ho cantato con il gruppo politico-musicale “Il Canzoniere delle Lame”.

    Le delegazioni più frastornanti erano due, quella dell’Emilia Romagna e del Lazio. Il numero uno di tutta la delegazione Italiana era Renzo Imbeni, allora Segretario nazionale della FGCI, Bolognese, di grande carisma e appassionato, faticava a tenere disciplinati i suoi compagni…

    I “Romani” erano guidati da Walter Veltroni, timido ma convincente, c’era poi Fabrizio Barca, Paolo Franchi, allora giovane promessa del Pci, Ferdinando Adornato, prima Forza Italia e poi UDC.

    La delegazione Italiana, doveva rappresentare l’avanguardia politica, culturale e sociale dell’Italia, in pratica rappresentare la parte migliore della gioventù italiana!
    Dopo questo lungo viaggio surreale nel cuore della Germania comunista, arriviamo a Berlino, stazione Stadtbahn, ( sembrava un po a quella di Milano, le colonne che sorreggono la copertura sono in ferro), pioveva, dai microfoni giungeva una stridente voce di avvisi in tedesco, ai lati delle varie panchine di arrivo, ad ogni cinque metri c’era un Volkspolizei, più comunemente chiamati “Vopos,” la polizia ufficiale del regime, la divisa di color grigio scuro, ricordava esattamente quella della Wehrmach, facevano un pò impressione…
    Berlino! Scesi da treno, l’iperzelante Fassino e Imbeni, con dei megafoni, ci convogliavano in autobus per raggiungere la nostra destinazione.
    Piero Fassino, dalla sua spilungata altezza nulla gli sfuggiva, dava ordini perentori: “Tutti sul pullman, presto, muoversi!!!”
    E se vedeva un ragazzo distratto gli urlava: “Tu! Non credere di fare il furbo!”.
    Ci portarono in periferia a nella zona di Friedrichsfelde, avevano costruito appositamente quartieri di tipo olimpico, ma con l’architettura del socialismo reale: palazzoni di tipo sovietico, avevano appena finito di costruirli, sapevano ancora di intonaco fresco e di vernice.
    Dalla vicina “U-Bahn” (la metropolitana) si raggiungeva il centro di Berlino, la famosa “Alexanderplaz” attraverso Alle Frank Urter, poi Lenin StraBe, ed in fine il lungo viale Karl Marx Alle, che terminava nelle vicinanze di Marx-Engles-Plaz, a cento metri la futuristica e modernissima Alexanderplaz….(è stata concepita negli anni 1950 fine 60 sulle rovine della guerra, accanto a viali immensi.

    Uno degli edifici più impressionanti è il Fernsehturm: la torre della televisione, che è impossibile non vedere.
    La cosa più interessante che notai, è la totale assenza di qualsiasi manifesto pubblicitario!
    Nessun tabellone luminoso, nessuna bacheca pubblicitaria lungo le vie, nulla di nulla!

    Berlino Est voleva dimostrare sulla scena internazionale, che è stata in grado di affrontare questa sfida, attorno a tre parole d’ordine: “per la pace, l’amicizia e la solidarietà antimperialista!”
    Ad ogni piano, nelle diverse stanze, venivano suddivise le delegazioni, rigorosamente separati maschi da femmine.
    Nella stanza a quattro posti letto, c’erano su ogni letto, un’ asciugamano medio (che conservo ancora come una reliquia, vedi foto) con il ricamo della torre della televisione, la porta di Brandemburgo, il simbolo del festival: un globo con paralleli e meridiani e la scritta: Berlin Hauptstadt der DDR , X Weltfestpiele 1993″. C’era poi un posa cenere, uno zainetto, la cartina di Berlino, non riporta la porta di Brandeburgo, ci sono tutte le strade, ed il viale Unter den Linder finisce al bordo della cartina di netto, vengono segnalati con graziosi disegni, teatri, musei, monumenti, interhotel, i palazzi governativi, il comune, centri della solidarierà, università, stadi, zoo, ecc..ma non la porta di Brandemburgo!
    Pass per la metropolitana, una carta service per i pasti, il coiffeur, sartoria, e servizio di medicazione. c’erano poi il portachiavi, e distintivi….
    Il decimo Festival Internazionale della Gioventù e Studenti ha inizio, più di 25.000 delegati e ospiti provenienti da 140 paesi, con un’afa e calore su Berlino quasi insopportabili!
    Le strade sono state riempite con una folla coloratissima, vivace, giovani, uomini e donne che partecipano, giorno e notte, a più di 1500 incontri politici, culturali e sportivi.
    Un immaginario collettivo dei berlinesi orientali, che il decimo festival internazionale del 1973 è stato assimilato, anche prima della caduta del muro di Berlino, come un momento di luce, che dominato da uno spirito di libertà, di incontro, di scambio e di apertura.
    Piero Fassino ci ha confidato che, le autorità della DDR non erano preoccupati dei possibili slogan dei “maoisti” cioè di giovani appartenenti alla sinistra extraparlamentare arrivati con le delegazioni dai paesi occidentali, ma i nuovi cambiamenti, i concetti innovativi che arrivano da qualche tempo dal Partiti fratelli Italiano e Francese, si parla di nuovi orizzonti, di “Eurocomunismo” di intese e consensi con i ” club capitalistici” per politiche di riforme…da notare che Berlinguer ( allora segretario del PCI) parlò di “Compromesso storico” solo in autunno, dopo il golpe Cileno dell’11 Settembre 1973.

    Fu solo nel 1976 che il PCI berlingueriano varcava il suo Rubicone e muoveva incontro al famosissimo ” strappo”, la rottura politica con il PCUS (il partito comunista sovietico): in occasione di un congresso a Mosca, dinanzi a 5.000 attoniti delegati provenienti da tutto il mondo, Berlinguer parlò in aperto contrasto con le posizioni “ufficiali” di “sistema pluralistico” (che l’interprete simultaneo coscienziosamente rese come “sistema multiforme”) e descrisse l’intenzione del PCI di costruire un socialismo “che riteniamo necessario e possibile solo in Italia”.

    Tornando al Festival, dietro le immagini di una folla entusiasta, esiste una realtà molto meno sorridente. Erich Honecker, il primo segretario del SED ( Il partito unico del regime della Repubblica Democratica Tedesca) ha trasformato la festa in un grande messinscena per presentare al mondo l’immagine di apertura, Berlino Est, capitale della Repubblica Democratica Tedesca dal 1949, il simbolo della divisione della Germania e in Europa, si presta da sfondo alla manovra diplomatica voluta dall’ URSS nell’ambito di una conferenza sulla “Distensione internazionale” organizzata sempre dall’URSS nel mese di Luglio del 1973. ad Elsinki.
    Il Festival di Berlino Est è stato quindi sfruttato come occasione, e consegnato ai giovani di entrambi i due blocchi, e del Terzo Mondo, come volontà di Honecker per convincere i suoi interlocutori occidentali, compresa la Germania occidentale, della sua volontà di cambiamento.

    Il riconoscimento internazionale della DDR, l’UNESCO l’ha riconosciuta nel 1972, è stato un primo passo, che il festival ha contribuito a legittimare.
    La Festa, la città in festa!
    La cerimonia di apertura ebbe luogo il 28 luglio nel primo pomeriggio allo stadio “Stadion der Weltjugend” in Chausseestrasse, nella zona centrale della Berlino storica.
    Lo stadio aveva ricevuto nel 1950 a nome di Walter Ulbricht, fondatore della DDR il Primo segretario del Comitato centrale del partito dal 1953 al 1971, ma è stato significativamente ribattezzato nel Marzo nel 1973 per essere più fedeli allo spirito del festival e l’aria Tempo.
    Infatti, l’arrivo di Erich Honecker al potere aveva rappresentato una rottura con il suo predecessore, ed anche un cambiamento della nomenklatura.
    Le delegazioni entrano allo stadio in ordine alfabetico, ma per primi i rappresentanti della FDJ ( i giovani comunisti della DDR) anche in chiusura, poi le gigantografie portate a spalla da atleti di Marx, Engles, Lenin, Breznev e Honecher.
    Nel corso dell’edizione straordinaria del giornale ufficiale del regime il “Neues Deutschland”, si leggeva: “Oggi è il decimo festival internazionale della gioventù e degli studenti. […] Berlino, Berliner! Grazie sana gioventù mondiale!
    Le due più famose strade della città erano stupendamente decorate, bloccate ad ogni tipo di traffico, si potevano solo usare i mezzi pubblici, o andare a piedi. Desolazione in periferia dove, erano presenti poche e “puzzolenti Trabant”, l’auto di plastica e cotone destinata a diventare il simbolo della Germania dell’est, con motore a due tempi…..
    Ci volevano circa dodici anni per possederne una!
    Ogni tanto vedevo transitare delle “nere e lucide GAZ” in pratica le “auto blù” della nomenklatura del regime, funzionari, ministri o messe a disposizione per il trasporto dei personaggi importanti, diplomatici arrivati a Berlino per l’evento.
    La fusione tra il prestigioso passato della città e dei più recenti risultati della DDR in via di sviluppo è stato anche un altro polo di attrazione del festival.
    Tutti, compresi noi Italiani, ogni giorno ci trovavamo sulla Alexanderplatz: riferimento l’orologio universale,alto 10 metri, installato nel 1969, che permette, ruotando, di vedere l’ora in varie città del mondo. Sul gambo in alluminio è impressa una cartina geografica del mondo.
    Al di sopra si eleva il Sistema Solare. Dopo la guerra è sempre stato un luogo di grande crescita la città di Berlino Est.
    Tutto ciò fa si che la città sia un miscuglio incredibile di architetture, del castello di Charlottenbourg a Postdamer Platz, passando per la zona delle ambasciate, la prestigiosa “Casa delle Scenze e della Cultura”.

    E’ li che ho trovato la contraddizione più profonda di questo regime; in una stanza da un lato c’erano le fotografie di Adolf Hitler, Martin Bormann, Joseph Goebbels, Hermann Goring, Rudolf Diels, un vistoso cartello diceva che erano tutti nati in Germania Occidentale, nella parete opposta quelle di Johann Wolfgang Goethe, Friedrich Schiller, Heinrich v. Kleist, E.T.A. Hoffmann, Heinrich Heine, Theodor Fontane, Hoffmannsthal, Adalbert Stifter e altri ancora, Caspar David Friedrich, J.S. Bach,Ludwig Van Beethoven, Mozart, tutti nati nei territori della DDR!
    Le giornate. Il colore dominante era il blu delle camice dei membri della FDJ, Organizzati in modo zelante per tutti gli eventi, sono stati preparati, anzi addestrati per più di un anno.
    La mia impressione, durante la mia permanenza a Berlino, nonostante gli addobbi, è che i Berlinesi dell’Est erano persone spente, cupe, mi sembravano oppresse da una atmosfera misteriosa….( anche se rispetto ad altri paesi Socialisti, il tenore di vita era accettabile).
    I giovani ( tutti con una giacca o camicia blu scuro e foular dei pionieri del Socialismo) indottrinati dalla propaganda e dal dettame del regime.
    Durante il festival c’era una censura spaventosa: spie della Stasi ( la terribile e famigerata polizia segreta) ovunque, gli agenti in borghese si erano mescolati alla folla, sentivi l’atmosfera del controllo, oggi si direbbe “di un grande fratello”…….
    La polizia fermavano per controllo documenti coloro che indossavano i Jeans e capelli lunghi, ma erano tolleranti, se “firtavi” per strada, in circostanza normale saresti stato ripreso.
    Le immagini delle giovani coppie che si baciavano davanti al fontane di Alexanderplatz erano felici occasioni per le iconografia ufficiale, durante e dopo la festa.
    Altra cosa strana, in Alexanderplaz, dove si formavano “campanelli” di giovani che non parlavano Tedesco, si avvicinavano persone che in ottimo Italiano, proponevano lo scambio di valuta.
    Era in pratica “una borsa nera” 5.000 marchi orientali, (valuta della DDR) in cambio di 1000 lire italiane! Un vero affare!
    Tanto che mi consentì di fare alcuni acquisti : orologio, una macchina fotografica sovietica (che ancora conservo) altamente tecnologica per quel periodo, una Zenit, alcuni manufatti artistici di porcellana.
    Vicino alla torre della televisione c’era l’Interhotel, ci potevano solo andare gli stranieri, era vietato l’ingresso ai cittadini della DDR.
    Li si potevano comprare le sigarette Marlboro, e Wishy, in pratica i prodotti occidentali. Il pagamento avveniva esclusivamente in dollari.
    Quando mi recavo in qualche bar, e assieme agli amici, e ci accomodavamo ai tavolini del deors, sul tavolo c’era la carta dei menù, con l’onnipresente panino “ai crauti e würstel”, i buonissimi dolci a base di marmellata, lo squisito: “Leipziger Allerlei” un piattino di verdure.
    Erano poi elencate altre specialità, ma quando si richiedeva una serie di piatti, il cameriere indicava la disponibilità solo di 5 su 20!
    Ricordo dei fuori programma, ad esempio la messa nella grande Chiesa vicino a Treptower Park, con quattro persone ( nel vero senso del termine!) ed il sacerdote.
    Il teatro, mi ricordo una rappresentazione semi-censurata, la satira mascherata umoristica e velata ma diretta al regime, attraverso l’abile recita di attori irridenti…
    Molti gruppi di giovani si formavano in strada, si parla fino a tarda notte tra i giovani provenienti da tutto il mondo.
    Le conversazioni si svolgevano spesso in diverse lingue, creando talvolta situazioni a dir poco divertente. In un paese dove il viaggio internazionale è stata limitata a solo poche destinazioni, queste riunioni ha aperto nuovi orizzonti: “Per molti giovani dell’Est, soprattutto provinciali, il festival è stato veramente l’effetto di un rivolgimento culturale”.
    La nostra delegazione arrivò a cantare “Volare” e “Nel blu dipinto di blu” seguiti da una vasta partecipazione! era Zavatteri il promotore delle improvvisate canore!
    Lo slogan del festival è stato onnipresente elencato sul badge, manifesti, striscioni, gli stand, tradotto in inglese, francese, russo, spagnolo, arabo: “Per la solidarietà, la pace e l’amicizia!”
    Era impossibile partecipare alla massa di incontri, riunioni, conferenze e seminari che hanno avuto luogo in tutto il festival, I temi erano più o meno sofisticati “forum aperto, i giovani e il futuro”, “i giovani contro il monopolio delle multinazionali”, “studenti ed il contributo alla lotta contro l’imperialismo”, anche più audaci come “giovani credenti e il loro impegno a Promuovere la pace e il progresso sociale “, solidarietà con il terzo mondo….
    Nella Halle della nostra residenza c’erano bacheche con i diversi appuntamenti, dopo la cena, Fassino si raccomandava la puntualità mattutina : “Domani mattina alle ore 9 vi voglio tutti sotto, pronti per andare all’incontro o meting tale dei tali…..” Ovviamente, io non mi sono mai presentato, tantomeno quelli della mia stanza, a quegli appuntamenti, molto probabilmente andava solo…..
    A tale proposito, mi domando quali pensieri passassero per la mente del giovane Veltroni quando fu incaricato di tenere il discorso ufficiale come giovane delegato del Partito Comunista Italiano all’apertura del Festival alla presenza delle autorità del regime della DDR.
    Se lo andate a leggere non vi leggerete certo le parole di un coraggioso dissidente o di un “kennediano”, ma quelle del giovane “fedele alla linea” del PCI-PCUS, un convinto sostenitore del “muro antimperialista”.

    All’epoca erano un centinaio le persone morte nel tentativo di oltrepassare materialmente il Muro. L’ultimo a cadere sul Muro sotto il fuoco dei ‘Vopos’ (Volkspolizei) fu Chris Gueffroy, 20 anni, mitragliato il 5 febbraio 1989. Nove mesi dopo il ‘Muro della Vergogna’ sparì per sempre. (Dalle ricerche effettuate dal centro di storia contemporanea di Potsdam, i morti avvenuti nei vari tentativi di fuga furono complessivamente 125).
    Le tre parole “solidarietà, la pace e l’amicizia” sono state profondamente diffuse e “l’anti-imperialismo Americano” dominava in tutte le discussioni.
    Due paesi hanno occupato le menti degli organizzatori: uno, il Vietnam, aveva concentrato durante i lunghi anni di guerra tutte le forze socialiste contro “il nemico” americano imperialista.
    Gli accordi di Parigi nel gennaio ’73 avevano posto fine alla guerra, tuttavia, è rimasta per ricostruire un paese devastato. I regime della DDR, la FDJ e giovani vietnamita durante il festival hanno organizzato una raccolta a favore di un ospedale pediatrico del Nord – Vietnam.
    Per L’America latina, è stato il Cile, che ha impegnato la campagna di solidarietà della DDR. Il governo di Salvador Allende è stato l’argomento più discusso, di fronte numerosi scioperi, compreso quello dei camionisti che blocco il paese e l’opposizione dell ‘esercito.
    Ancora una volta gli Stati Uniti sono stati presi di mira durante i dibattiti e manifestazioni.
    La scelta degli ospiti d’onore del festival era di grande prestigio: Angela Davis, (leader negli Stati Uniti del movimento Comunista, balza agli onori della cronaca per la sua dura detenzione in carcere, in cui viene rinchiusa dopo una lunga latitanza per il suo collegamento (mai appurato del tutto) con l’omicidio ad opera delle Pantere Nere di un Giudice.
    Ma proprio dal carcere la Davis scriverà alcune delle pagine più famose della contestazione statunitense tanto da meritare due canzoni in suo onore: “Angela” di Lennon e Sweet Black Angel dei Rolling Stones.)
    Il presidente del comitato esecutivo OLP Yasser Arafat e la prima donna cosmonaute, la sovietica Valentina Tereškova.
    Tutti ad illustrare la linea di politica diplomatica del festival: la solidarietà, non solo per i Popoli che lottano nel Terzo Mondo, ma anche al riconscimento di fraternità verso l’URSS.
    Naturalmente feci amicizia con una ragazza, ( quella nella foto a sinistra, con un’ampia chioma di capelli neri, a fianco Zavatteri e la sua amica) studentessa universitaria di Belino, anzi…mi innamorai letteralmente, si chiamava Karen mi confidò che non aveva mai visto la città così aperta, la STASI aveva però mobilitato nei giorni precedenti il festival le truppe d’elite: esercito e polizia in gran numero, con elicotteri e un presidio armato alla periferia di Berlino.
    Le misure adottate in anticipazione del festival è servita come pretesto per la Stasi a indurire la sua azione su tutta la città, mi diceva Karen: quelle persone che il regime considerava “a-sociali” in particolare le persone senza lavoro, i disabili mentali e persino le prostitute, vennero arrestate in grandi numeri.

    Al Festival poterono partecipare solo i giovani della stessa DDR iscritti alla FDJ. Ho saputo rientrando in Italia, che Il 1 ° agosto era morto Walter Ulbricht, fondatore della DDR e Presidente dal 1960. fu lui ad edificare il muro. la morte non è stata annunciata, è rimasta segreta fino al giorno dopo la fine del festival.

    Con la mia amica Karen, ho avuto per circa un anno corrispondenza, le ho inviato (inutilmente) per tre volte dei pacchi postali che contenevano Jeans della sua taglia e magliette, calze di najlon, chewingum, riviste femminili dell’epoca: Amica, Letizia, Sogno, ecc. confezioni per il trucco e profumi.
    Mi sono sempre tornati indietro,assemblati con nastro adesivo marrone, mezzi aperti, con la dicitura : POLIZIA DI FRONTIERA DELLA DDR: “Materiale non consentito nella Repubblica Democratica Tedesca”.

    Certamente tramite lettere, Karen aveva capito il problema, poi abbiamo smesso di tenerci in contatto. So che ottenne il dottorato di giornalismo. Collaborava ad una rivista: “Senso e forma”.
    Tanto che nel 1985 (dal 12 Gennaio al 10 Febbraio) si svolse a Torino presso la prima area recuperata del Lingotto, la mostra: “Un incontro con la DDR Arte, Scienza e Società.” Il comitato d’onore era presieduto da Francesco Cossiga, Nilde Jotti, Giulio Andreotti, Bettini Craxi, Lelio Lagorio, Han Voss, Sergio Zavoli, e altre autorità, ( vedere la brochure in foto).
    Le inviai una lettera per sapere se eventualmente era tra la delegazione partecipante, non ebbi alcuna risposta.
    Il viaggio di ritorno fu triste, ognuno ancorava alla mente la spensieratezza del soggiorno, le avventure, le impressioni, gli amori….
    La realtà però si fece subito viva, già sull’autobus che ci portava alla stazione, salirono i Vopos per un primo controllo dei documenti.
    Sul treno ancora fermo in stazione altro controllo, ed è lì che ho subito “il trauma più negativo” del viaggio: avevo al collo la macchina fotografica, che tra le altre cose pesava notevolmente, avevo intenzione di fare ancora foto dal finestrino del treno, un Vopos me la chiede, la apre e mi sfila difronte il rullino, allungandolo per tutta la sua lunghezza, riconsegnadomelo sfilacciato!
    Rimasi atterrito, credo di aver avuto ancora una decina di foto scattare, le altre già fatte erano momenti con Karen, particolari del centro di Berlino.
    Qui termina la mia storia e la storia stava cambiando quasi vent’anni dopo, col profumo di salsicce e pancetta affumicata.

    Nell’estate del 1986 sul confine con l’Austria, nei prati intorno alla città ungherese di Sopron, sulla strada da Sopron-Khida a St Margarethen, un gruppo di intellettuali del Forum democratico in odor di dissidenza organizzarono en plen air il «Primo picnic paneuropeo», invitando anche una delegazione di compagni della Germania Est.
    Per tre ore il confine tra Est e Ovest sarebbe rimasto simbolicamente aperto.
    Sentivano che l’aria era diversa con l’ascesa di Gorbaciov a Mosca.
    Pensavano fosse un evento di pochi intimi. Si radunarono oltre diecimila persone, e seicento tedeschi. Con la baldanza di qualche bottiglia di birra nel cuore, si avvicinarono al filo spinato, e passarono tranquillamente dall’altra parte, per poche ore.
    Nel giugno dell’89, quando la «glasnost» rivoluzionò molte cose, il ministro degli Esteri ungherese Gyula Horn e il collega austriaco Alois Mock tagliarono il filo spinato con un paio di enormi cesoie.
    Era un gesto simbolico.
    Poi arrivò il 9 novembre 1989, lo smantellamento di quell’immensa barriera di cemento e acciaio, piccoli frammenti sono stati conservati e trasformati in souvenir.
    Perché anche il sangue e la follia umana prima o poi finiscono su e-bay.

  6. Omar in ha detto:

    Ciao Mauri, come sempe bel racconto!!! Molto suggestivo. Complimenti.

  7. — C’ ERO PURE IO CON RENZO IMBENI E COL CANZONIERE DELLE LAME DI BOLOGNA ::: vedi qui ::: https://mauriviet.wordpress.com/i-miei-viaggi/berlino-73-festival-mondiale-della-gioventu/

  8. Javier Kantor in ha detto:

    Ciao Maurizio, cercando dati sul X Festival Mondiale della Gioventú e gli Studenti, ho trovato il tuo testo e leggendolo mi sono riconosciuto in tanti passaggi.
    Il mio nome è Javier Kantor, sono argentino e nel 73 avevo 17 anni. Anch’io ho partecipato al X Festival e conservo ancora quelle spille, l’asciugamano con lo stema del Festival, tante foto e i ricordi piú belli.
    La pallavolo mi ha portato in Italia a metá degli anni 80, ho fatto l’allenatore a Parma, Firenze, Siena, Cagliari, Catania…
    Adesso abito a Bellagio.
    Ti saluto, Maurizio, e chissá potremmo anche scambiarci qualche foto dei giorni berlinesi…

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