Maurizio e dintorni

appunti di viaggio….ma non solo

14. I giardini di marzo

“I giardini di marzo si vestono di nuovi colori…”. Dopo l’incontro con Guccini, oggi è il giorno di Lucio Battisti http://it.wikipedia.org/wiki/Lucio_Battisti. Sono di fronte a casa sua, dove è nato l’autore di canzoni che hanno accompagnato tanti momenti di noi adolescenti degli anni settanta. I miei preferiti erano De Gregori, Venditti, lo stesso Guccini, ma allo stesso tempo mi piacevano Morandi, Ranieri, la disco music e Battisti. Insomma, ero un trasversale delle sette note. Battisti era il cantante dei nostri festini nella cantina di Mauro, i primi baci, le prime vere passioni, innamoramenti, delusioni e gioie. Le note uscivano dai giradischi o dai mangiadischi. “Mi ritorni in mente” insieme a “Miniera” dei New Trolls e a “A Whiter shade of pale”dei Procol Harum http://it.wikipedia.org/wiki/Procol_Harum erano i lentacci per eccellenza di quegli anni. Nei festini organizzati nelle case lasciate libere dai genitori si tiravano giù le persiane e i ”lenti” erano il pretesto per provarci con qualcuna con la scusa del ballo…la prima scelta che quasi mai si concedeva (almeno con me), poi a seguire le altre. Tra il 1971 e il 1975 l’appuntamento delle domeniche pomeriggio era in un bar di via Sestriere a Cascine Vica (Rivoli) e la compagnia non scendeva mai sotto le venti unità (15 maschi e 5 femmine, poche le volte in cui eravamo pari, mai successo che la rappresentanza femminile superasse la nostra), 2 ore per decidere dove e cosa fare e nel frattempo si pazzeggiava. Quello non era tempo perso, era anche quello parte del nostro vivere, attimi minuti ore che sono serviti per conoscerci. Eravamo un crocevia di diversità, Mauro il “rosso” per via del colore dei capelli, tipico personaggio da bar, anzi da sala da biliardo, Beppe “l’alpino”, che preferiva parlare in piemontese, Elvio “l’intellettuale” poi diventato tante altre cose…, Fulvia e Franca o, se volete, Franca e Fulvia un binomio inscindibile, dove c’era una c’era anche l’altra, il perno della compagnia e poi erano molto generose in quanto ci rifornivano settimanalmente di “materiale femminile”. Poi l’altro Mauro “il bancario” e Franco il democristiano del gruppo ora Assessore Pd a Rivoli e altri ancora…il terzo Mauro della compagnia, bravo e gentile, e la bellissima Grazia – che qualche anno fa aprì l’Hafa Cafè al Quadrilatero di Torino. Purtroppo la vita fu avara di futuro per ambedue.

Ultima digressione sugli anni settanta: nelle discoteche e nelle sale da ballo (anche al Kamia di Cascine Vica, al Templare di Torino, al Gipsy di Collegno) furono gli ultimi anni in cui i maschi si sottoponevano ad una sorta di questua per elemosinare un ballo alle donne. Un rituale in cui i maschi – disposti in fila indiana – si rivolgevano alle femmine – a loro volta sedute e disposte ai margini della pista da ballo – domandando molto sommessamente “Balli?” La risposta spesso giungeva  breve e crudele: NO! All’uscita dalla discoteca il mio morale era quasi sempre sotto le suole, le ragazze – quelle belle – miravano ai ragazzi più grandi e io, per un motivo o per l’altro, non ero mai tra i grandi! Ho odiato ed invidiato con tutto me stesso quelli che non dovevano muovere neanche un dito per “caricare”: avete presente quelli appoggiati al bancone del bar col bicchiere in mano? Proprio quelli! Io mi facevo il culo davanti allo specchio, sceglievo i vestiti più adatti, nascondevo in qualche modo i brufoli, mentre loro le conquistavano standosene impassibili con il loro “Negroni” in mano e con il “cinquino” fuori, buono per scarrozzarle appena sortiti. Erano i “fighi”. A onor del vero negli anni successivi mi sono rifatto e qualche bella soddisfazione me la sono presa anche io…senza dovermi avvalere di un bancone di bar e di un “negroni”, e men che meno di una discoteca.

Ma torniamo ad oggi, visita al monumento (brutto) del Lucio nazionale, messo in bella mostra nell’aiuola intitolata proprio “ I giardini di marzo”, quindi sosta di fronte alla casa natia semiabbandonata dalla moglie che con i paesani di Poggio Bustone si dice non ha mai avuto un buon rapporto…ma non sono problemi miei.

A Poggio Bustone è anche nato (e morto) Attilio Piccioni, esponente di primo piano della Democrazia Cristina del dopoguerra, diventato Ministro e Vice Presidente del Consiglio in alcuni governi diretti da Alcide De Gasperi..

Il paese, è abbarbicato su una collina a circa 500 metri d’altezza ed è sede di un importante Santuario francescano, tappa dell’interessante “Cammino di San Francesco” che, a detta di alcuni camminatori, deve migliorare la qualità dei servizi e del sentiero stesso “…comunque lo consigliamo per chi ama passeggiare a contatto con la natura, con il supporto di panorami splendidi che si aprono a ogni piè sospinto”. Parola di due pellegrini di Alessandria che hanno soggiornato qui a Villa Tizzi. Anche sulla bacheca del santuario verrà appesa una locandina di Fabrizio, grazie all’interessamento di un amico che nei prossimi giorni contatterà i frati, per il momento fuori sede.

A Rieti http://www.comune.rieti.it faccio giusto un breve giro, in quanto l’ho più volte visitata: come tante cittadine del centro Italia ha le sue belle mura, le sue porte d’entrata nel centro storico che è pregevole e dinamico. Inoltre chi viene a Rieti non può non fotografarsi nel punto indicato come Ombelico d’Italia. In città trovo anche il distributore che per ora è il meno caro d’Italia: è un IP, si trova quasi in centro è la benzina Super SP costa 1 euro e 15 al litro!!!

Il “motorino d’avviamento” è stato riparato dall’ elettrauto amico di mio cugino…ora non dovrebbero (facciamo le corna) esserci più problemi e per parcheggiarla non dovrò cercare esclusivamente luoghi in discesa.

Domani si riparte, obiettivo la Ciociaria.

Non posso concludere la parentesi di Villa Tizzi senza citare Davide, il secondo genito di Valentino e Marisa. Vive da oltre dieci anni a New York, ha vissuto sulle proprie spalle il crack finanziario, si è rimesso a studiare a fondo per cercare nuove strade professionali. A lui faccio tanti auguri così come ringrazio della deliziosa ospitalità i miei cari cugini.

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