Maurizio e dintorni

appunti di viaggio….ma non solo

15. Tivoli e la Ciociaria

Sto scrivendo da un triste e anonimo alberghetto di Anagni. L’ho scelto in quanto sufficientemente centrale e perchè l’alternativa erano due hotel all’imbocco dell’autostrada che, tra l’altro costavano quasi il doppio. Per una sera si può anche sopportare una scelta così così. Anagni è piena di gente, soprattutto il viale centrale che unisce la città nuova da quella antica. A certificare la divisione (oltre ovviamente all’architettura delle case) un arco medievale di cui non riesco a carpire alcuna informazione in quanto praticamente inesistente nelle guide turistiche. Del resto Anagni deve essere ricca di monumenti che, se sono proporzionali alla quantità di gente e di giovani in giro, devono essere proprio tanti. Sono circa le nove di un bel sabato sera, c’è chi si gusta l’ennesimo aperitivo o forse il primo digestivo, chi il gelato, gruppi di ragazzi, di famiglie, chi si tiene per mano, chi scherza con i proprio figlioletti. Tutto bene, ma proprio per questo mi sento più solo, solo come non mi sono mai sentito in questo viaggio.

Sono certo di essere capitato in un altro bel posto. Anagni (www.comune.anagni.fr.it)  è tra l’altro ricca di storia, luogo di “lungo soggiorno”   dei papi Gregorio 9, Alessandro 4 e soprattutto Bonifacio 8 a cui è intitolato quasi tutto, anche il locale timballo.

Un passo indietro: Questa mattina Marisa e Valentino (che insieme a Deri non finirò mai di ringraziare) non mi lasciavano partire, hanno insistito per tenermi a pranzo, ma la testa ha prevalso sul cuore e sono partito. La Salaria fino a Nerola, e poi a sinistra: solo nell’imperiese ho visto tanti ulivi così! Dopo un po’ di km. raggiungo Zagarolo, più che altro conosciuto per la parodia del film-scandalo di Bertolucci “Ultimo tango a Parigi” del ’72 con Marlon Brando e Maria Schneider . Con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia diventò “Ultimo tango a Zagarolo. Quindi Palestrina.

Nel 1978 conobbi due ragazzi di Palestrina sul Lago Balaton, in Ungheria http://www.ungheria.tv/il-lago-balaton.html. Insieme a loro ebbi una serata movimentata con alcune ragazze del posto. Tre anni dopo li rincontrai nello stesso campeggio, a Siofok, su quello specchio d’acqua che per gli ungheresi vale come il mare. La rocca di questa cittadina meriterebbe una visita, ma qualcosa per strada devo pur lasciare e Palestrina è una delle tante perle che i miei occhi non vedranno e che subirà l’onta di non apparire su questi diari!

Pago subito dazio beccandomi  un bel pendio. La mia macchinina fa gli straordinari dovendosi inerpicare per una strada che culmina ad Acuto http://www.acuto.lazio.it nome la dice lunga sulla salita. Questo paesino medievale è uno dei comuni dove viene prodotto il vino Cesanese di cui la stessa Anagni è luogo di produzione.

I panorami che si aprono quasi ad ogni curva sono molto belli, arrivo ad Anagni e, sarà il caldo, sarà la tensione della strada abbastanza impegnativa, sarà l’età (del resto sono o non sono un pensionato?) ma accuso un po’ di stanchezza e quindi mi metto a cercare la sistemazione che troverò e di cui ho già detto. Ugh.

Mi stavo dimenticando di una importante tappa. Tivoli http://www.comune.tivoli.rm.it. Un paesone anch’esso pieno di storia, sui “monti” (si fa per dire) Prenestini. Celeberrima per le sue ville romane e le sue acque, era infatti una località scelta dai patrizi per trascorrere le vacanze, una fama mista tra turismo e bisbocce che si è perpetuata nei secoli e che ne fa meta turistica quasi obbligata  provenienti da tutte le parti del mondo. Infatti sono numerosi i luoghi di divertimento, hotel e luoghi mondani sparsi in ogni angolo del pianeta che, richiamandosi proprio a questa cittadina romana, sono stati chiamati “il Tivoli”. Durante la seconda guerra mondiale Tivoli è stata molto danneggiata e ancora oggi appare un po’ decadente…debbo dire che rispetto alla mie attese sono rimasto un po’ deluso.

Chi capiterà comunque da queste parti consiglio un posticino dove fare uno spuntino: “L’elefantino blu”, proprio all’inizio del centro storico, con 8 euro mangio una onesta pasta, ottimi broccoletti, bicchiere di vino e caffè. Pulito, grazioso e Claudia – la giovane cameriera che ha vissuto e lavorato due anni a Playa del Carmen – è un simpatico peperino a cui perdoneresti anche la peggiore pasta d’Italia.

Trascorrere il sabato sera da solo, ad Anagni o in qualsiasi altro paese del mondo, è tristissimo. Perlopiù  mangiare senza qualcuno con cui scambiare due parole aumenta questo stato d’animo. Fortunatamente entro però in un ristorante che mi fa “svoltare”. E’ “Il frantoio del Vicolo DiVino”. Bruschette, ottima bistecca di maiale con verdura lessata, vino più che generoso, caffè servito con pasticcini. Il locale è tra l’altro molto ben arredato, la toilette a livelli europei e Antonio, il cameriere-titolare veramente gentile e disponibile, comprendendo probabilmente la situazione, si sofferma li con me. Una parola tira l’altra e mi tiro un po su d’animo. Mangio bene spendendo il giusto…19 euro. Per diversi motivi lo consiglio fortemente.

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