Maurizio e dintorni

appunti di viaggio….ma non solo

20. Gaeta, Montecassino e Isernia

Che giornata! Non so da dove cominciare. Anzi si, il 19 di maggio di 21 anni fa, alle ore 17, l’allora sindaco collegnese Miglietti decretava che io e Silvana eravamo uniti in matrimonio. Da allora io e mia moglie non abbiamo mai mancato la tradizionale cena dell’anniversario. Quest’anno la saltiamo, ma ci rifaremo, vero Silvana?

Alle dieci in punto parto, a malincuore, da Sperlonga. Un posto che consiglio vivamente. Certo che vedere località come questa durante la bassa stagione ha la sua convenienza, sotto tutti gli aspetti, quello economico innanzitutto, ma non sottovaluterei anche quello della mancanza di sovraffollamento, o della ricerca di un parcheggio dignitoso e comodo, niente code, tempi giusti al ristorante. Tutto tempo acquisito da mettere a disposizione per il tuo reale tempo libero.

Dico subito che sono stato a Gaeta http://www.gaeta.it, poi Montecassino http://www.montecassino.it e quindi, come mi ero prefisso, nella mitica Isernia!

Iniziamo con la prima. “Ti mandano a Gaeta”…quante volte lo abbiamo sentito noi maschi che abbiamo fatto il militare. Vabbè, a me in grigio-verde non mi ci hanno voluto, però “gli altri”, quando tornavano a casa raccontavano storie di loro amici, o di amici di amici, o di parenti degli amici che…erano stati o avevano rischiato di essere spediti a Gaeta. Al carcere militare! E credo che negli anni settanta, ai tempi dei P.i.D. (Proletari in Divisa) in diversi fossero stati spediti in questa cittadina, che in realtà poco si addice alla reclusione delle persone.

Al Castello Angioino, sede del carcere militare, ci hanno soggiornato lungamente anche i criminali nazisti Kappler e Reder, e da qui Kappler riuscì purtroppo a sfuggire nascondendosi nella valigia di sua moglie. Più di un secolo prima “soggiornò” in questa patria galera pure Giuseppe Mazzini.

Lungo mare con le barche dei pescatori, i panfili, il centro storico, i vicoli, la gente un po’ più chiassosa che quella di Merano. Il borgo antico è proprio bello, non tutto “recuperato”, molto “verace” e ancora popolato dai nativi. Ho sempre preferito i luoghi ruspanti piuttosto che quelli troppo raffinati dove è tutto finalizzato alla vendita di gadget ai i turisti. Gaeta è imperfetta, per questo mi piace.

Dopo l’incontro al bar con un anziano che tiene in bella vista “l’Unità” sto per andarmene e far rotta verso Cassino, quando una signora non giovanissima con la scusa di scattarle una foto, mi racconta una gran parte della sua vita: originaria di Gaeta, vive a Dublino con il marito italo-inglese, vorrebbe tornare a vivere qui ma lui non vuole e, a pensarci bene, mi confessa, ”nemmeno io perché certe schifezze non riesco a concepirle, guardi la monnezza a Napoli…che è diventata l’immagine dell’Italia all’estero”. Il gioco si fa duro, ma sinceramente non ho molta voglia di discutere. Prima di congedarci mi raccomanda di visitare “la “Montagna spaccata” con le sue belle falesie. “Non avevo in programma questa visita” rispondo timidamente. Lei: ma come si fa a venire a Gaeta e non andarle a vedere. E’ una cosa inaudita! La ringrazio del consiglio e saluto….tanto mica lo sa che non ci andrò. Ma alla prima indicazione della “Montagna…” mi prende un senso di colpa e rivedo la mia decisione. Dopo nemmeno mezzora rimango estasiato di fronte a tanta bellezza: le falesie che intimoriscono un pò ma che sono delizia di tanti arrampicatori, il mare con i colori azzurro, blu, verde, il panorama di Gaeta e per un pelo non si vede il Vesuvio…immagini indimenticabbbbili!

Grazie signora di Dublino, lei non lo saprà mai, ma le sono riconoscente per avermi regalato queste emozioni.

Per arrivare a Cassino ci metto si e no 50 minuti andando come va una errequattro in leggera ma continua salita: piano sui settanta percorrendo la Casilina e dove ogni auto si ritiene in obbligo di sorpassarmi, anche quando la segnaletica orizzontale segna la linea continua.

Dall’inizio della salita all’Abazia ci sono circa 9 km. di ripida salita, senza parapetti di una certa consistenza. Il panorama è vasto, territorio ondulato che va a sbattere contro montagne brulle. Nei parcheggi antistanti “Monte Cassino” ci saranno si e no una quindicina di auto, 2 euro di parcheggio, e avanti a vedere questo santuario benedettino distrutto dai bombardamenti degli alleati nel 1944. Bombardamenti che nel recente passato sono stati considerati un errore da parte degli storici, così come fu sbagliata gran parte della tattica di attesa delle truppe alleate una volta sbarcate ad Anzio, una scelta che costò la vita a tanti soldati alleati e tanti civili. L’abazia fu totalmente distrutta e i combattimenti che si svolsero attorno ad essa e che, risottolineo, costarono la vita a decine di migliaia di militari di ambo le parti e dei civili che, successivamente, vissero mesi e mesi di dura esistenza. In particolari modo le donne, di qualsiasi età, vittime di violenze inaudite da parte delle truppe vincitrici. Sull’Abazia non c’è un granchè da dire se non dell’incredibile completa ricostruzione. Rimango invece piacevolmente colpito dalla inattesa e bella mostra di opere del grande Picasso. Rimango esterrefatto dagli enormi spartiti musicali scritti e disegnati a mano dai benedettini e rilegati dai grandi artigiani fiorentini, per non parlare dalle ricche mitre di alcuni papi.

Una volta terminata la visita all’abazia vado a dare uno sguardo al cimitero polacco, pieno di 1051 croci di soldati polacchi venuti a lottare per la libertà “vostra e nostra”, così recita un pannello appeso all’entrata dove sono elencati anche i nomi dei giovani polacchi caduti.

Con un senso di profondo e intimo ringraziamento per quei ragazzi riprendo la mia “quatrelle” e…con sorpresa, mi accorgo di aver percorso fino ad ora la bellezza di 2.000 km.

Bello e panoramico il tratto di strada (40-50 km.) che separa Cassino da Isernia, dove mi dirigo essendo ospite di Ilaria, suo marito Luca e il figlioletto Leonardo. Ilaria la conosco, ma conosco meglio la mamma Amalia (che tutti chiamiamo Lia) mia ex collega quando stavo al Comune di Collegno e dove lei continua a lavorarci essendo molto più giovane di mei!

A proposito, il record del benzinaio più economico non è più di Rieti: ho messo 20 euro alla Total di Cassino al prezzo di 1.509 al litro, ma venti minuti dopo alla Esso di Venafro (prov. di Isernia) http://www.comune.venafro.is.it il record scende a 1.506!

A Isernia arrivo senza problemi, incontro Ilaria e la famiglia che mi fanno sistemare nella loro bella casa, proprio nel Centro Storico. Arriviamo in tempo per non essere bloccati dalla processione per la festa annuale di Papa Celestino, quello del gran rifiuto (appropposito…andate a vedere l’ultimo film di Moretti Habemus Papa) di cui gli isernini si contendono con Sulmona la nascita http://www.ilpost.it/2010/07/19/papa–celestino. Alla sera tutti fuori in questa cittadina che, ammetto, mi immaginavo “diversa”.Un centro storico ampio, tanta gente fuori, tantissimi i giovani che si intrattengono fino a tardi nei numerosi bar e locali del centro. Insomma, una lieta scoperta….e domani la conoscerò meglio.

FOTO

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